sabato 2 dicembre 2017

Perché recitiamo le Ore?

Le Ore Canoniche sono uno degli uffici liturgici minori, ma recitato con una certa frequenza specialmente nelle parrocchie, e prende posto come prece introduttiva alla divina liturgia, in ispecie nella tradizione russa. Le Ore Canoniche, di Terza, di Sesta, di Nona e di Prima, sono sempre accorpate agli uffici maggiori: la divina liurgia (Terza e Sesta), ai Vespri (ora Nona) e al Mattutino (ora Prima). Ma perché recitiamo le Ore? risponde san Giovanni Cassiano direttamente dal V secolo.


Uno schimamonaco legge in chiesa l'Ora Prima dopo il Mattutino

Non è senza motivo che queste Ore, di Terza, di Sesta e di Nona, sono consacrate in modo più particolare ai doveri religiosi, perché proprio in quelle ore è avvenuto il coronamento delle promesse e il supremo compimento della nostra salvezza. All'Ora Terza infatti sappiamo che lo Spirito Santo, promesso un tempo per mezzo dei profeti, discese per la prima volta sugli Apostoli riuniti in preghiera (cfr. Atti 2, 1-4.15). Infatti, poiché il popolo dei giudei, incredulo, si stupiva del dono delle lingue ricevuto per infusione dello Spirito Santo e li derideva dicendo che erano ubriachi, Pietro, alzandosi in piedi fra loro, disse: «Uomini di Giudea, e voi tutti che vi trovate a Gerusalemme, vi sia ben noto questo e fate attenzione alle mie parole: Questi uomini non sono ubriachi come voi sospettate, essendo appena le nove del mattino. Accade invece quello che predisse il profeta Gioele: Negli ultimi giorni, dice il Signore, Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno. (At 2:14-18 ; cfr. Gioele 3:1-2). E vediamo come tutte queste cose si siano adempiute all'Ora Terza e come lo Spirito Santo preannunciato per mezzo dei profeti sia disceso sopra gli Apostoli in quell'ora.

All'Ora Sesta, invece, il nostro Signore e Salvatore si offrì al Padre come vittima senza macchia (cfr. Luca 23:44-46 ed Ebrei 9:14) e salendo sulla Croce per la salvezza del Mondo intero cancellò i peccati del genere umano: dopo aver spogliato della loro forza i principati e le potestà, ne fece pubblico spettacolo (Col 2:15) e liberò tutti noi che eravamo colpevoli e schiacciati da un debito impossibile da soddisfare, togliendolo di mezzo e inchiodandolo al trofeo della croce (cfr. Col 2:14). A questa stessa ora, a Pietro rapito in estasi fu rivelata la chiamata delle genti alla fede attraverso l'apparizione di quel recipiente evangelico calato dal cielo (cfr. Atti, 10:11), come la purificazione degli animali in esso contenuti, mentre una voce celeste gli gridava: mangia! ed è evidente che quel recipiente calato dal cielo per quattro capi (Atti 10:11) sta a significare nient'altro che l'Evangelo: infatti, pur avendo quattro inizi diversi, a causa della narrazione quadriforme degli evangelisti, tuttavia il corpo del Vangelo è unico e contiene in sé sia la natività di Cristo che la sua divinità, i suoi miracoli e la sua passione... 

All'Ora Nona, penetrando negli inferi (cfr. Matteo 27:46) il Signore dissipò le tremende tenebre del Tartaro con lo splendore della sua luce e, spezzando le porte di bronzo e infrangendo le serrature di ferro, (cfr. Isaia 45:2) prese con sé i santi che erano tenuti prigionieri in questo inferno crudele e li trasportò in Cielo (cfr. Ef 4,8). Così, dopo aver rimosso la spada di fuoco (cfr. Genesi 3,24) restituì al Paradiso il suo antico abitante, ovvero il genere umano, dando testimonianza della Sua misericordia. Alla stessa ora il centurione Cornelio, mentre era in preghiera in accordo alla sua devozione, venne a sapere dalla voce angelica che il Signore si era ricordato delle sue orazioni e delle sue elemosine (cfr. Atti 10, 2-4) e ancora all'Ora Nona gli fu manifestato il Mistero della chiamata alla fede dei popoli, riferito già a Pietro all'Ora Sesta. In un altro passo si dice sempre che Pietro e Giovanni salivano al tempio all'Ora Nona, per pregare (Atti 3:1). 

Tutto ciò dimostra chiaramente che queste ore, che non senza ragione furono consacrate ai doveri religiosi, anche noi siamo stati chiamati ad osservarle così come le osservarono gli uomini santi e gli apostoli. 

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TRATTO DA:

San Giovanni Cassiano (+435), Istituzioni, libro III, 3,1-4.6

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