lunedì 4 dicembre 2017

Natale il 25 dicembre: testimonianza di sant'Ippolito di Roma

Inizia l'Avvento, il periodo di riflessione e di preparazione alla gloriosa festa del Natale di Cristo: insieme con regali, stelline, abeti rivestiti per la festa e un tripudio di pubblicità e di colore, la civiltà moderna ci bombarda con una bugia, propinata dai Mass Media di ogni nazione e tipo, ogni anno. Quale? Che i cristiani abbiano "rubato la festa ai pagani". Invece, fu proprio l'imperatore Aurelio a ufficializzare il culto del Sol Invictus importando i sacerdoti pagani del Sole da Palmira al colle Quirinale, nel 274 d.C. I Cristiani, già da prima, festeggiavano nel giorno 25 dicembre la nascita di Cristo. Uno dei testimoni più autorevoli e antichi di questa pratica è anteriore all'imperatore Aurelio, ed è Ippolito vescovo di Roma. 

Sant'Ippolito di Roma (+235), autore del III secolo, nel suo Commentario a Daniele, testimonia la datazione diffusa fra i cristiani della nascita del Salvatore, commemorata già dai primi cristiani il 25 dicembre. Ecco il testo del santo apologeta romano:

Riguardo alla prima Venuta del Salvatore nella carne, quando nacque in Betlemme, [occorre sapere che avvenne] otto giorni prima delle calende di Gennaio (25 dicembre), il quarto giorno della settimana (Giovedì), quando Augusto regnava già da quarantadue anni (2 o 3 a.C.). Dal tempo di Adamo erano passati cinquemilacinquecento anni. Egli (il Cristo) soffrì a trentatré anni, otto giorni prima delle calende di Aprile (25 Marzo), nel giorno della Preparazione, durante il quindicesimo anno di Tiberio Cesare (29 o 30 d.C.), insieme con Rufo, Rubellio e quando Gaio Cesare e Gaio Celestio Saturnino erano consoli per la quarta volta. [1]

Ippolito scrive in greco: proponiamo anche il testo originale.

Ἡ γὰρ πρώτη παρουσία τοῦ κυρίου ἡμῶν ἡ ἔνσαρκος, ἐν ᾗ γεγέννηται ἐν Βηθλεέμ, ἐγένετο πρὸ ὀκτὼ καλανδῶν ἰανουαρίων, ἡμέρᾳ τετράδι, βασιλεύοντος Αὐγούστου τεσσαρακοστὸν καὶ δεύτερον ἔτος, ἀπὸ δὲ Ἀδὰμ πεντακισχιλιοστῷ καὶ πεντακοσιοστῷ ἔτει ἔπαθεν δὲ τριακοστῷ τρίτῳ ἔτει πρὸ ὀκτὼ καλανδῶν ἀπριλίων, ἡμέρᾳ παρασκευῇ, ὀκτωκαιδεκάτῳ ἔτει Τιβερίου Καίσαρος, ὑπατεύοντος  ούφου καὶ Ῥουβελλίωνος. 

Non lasciamoci distrarre dalla mediocrità, e continuiamo felici il cammino verso il Natale, consci che il Cristo si è incarnato per la salvezza dell'universo.

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1) Ippolito di Roma, Commentario a Daniele, 4.23.3. Il lavoro di studio su questo frammento con metodo accademico è datato all'inizio del XVII secolo da un certo B. Corderius, che traspose i suoi studi in un volume monumentale intitolato Expositio patrum graecorum in psalmos, vol. 3, Anversa, anno 1646, p. 951.

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