giovedì 30 novembre 2017

Filaret a dialogo col Patriarcato di Mosca (news)

Secondo l'ufficio stampa della Chiesa Ortodossa Ucraina - Patriarcato di Kiev, domani 1 dicembre 2017 si terrà una conferenza nella quale il patriarca Filarete (Denisenko) invita le autorità civili e religiose, nonché i giornalisti, ad affrontare il tema dell'autocefalia dell'Ucraina, cercando un dialogo con la Chiesa Russa. 

Da 25 anni ormai la porzione di Chiesa Ucraina che si è separata dalla comunione con Mosca cercando una Autocefalia si trova in una posizione molto delicata, poiché, sebbene numerose simpatie da parte del Patriarcato Ecumenico, non è ancora riconosciuta da nessuna delle quindici Chiese Autocefale mondiali. 

In foto, il patriarca di Kiev Filarete durante un servizio divino.

Sorprende come Filarete, da sempre sordo ad ogni possibile dialogo con la Chiesa Russa - della quale ricoprì per lungo tempo, tuttavia, incarichi di enorme prestigio - sia adesso intenzionato ad un dibattito pubblico con i rappresentanti del Patriarcato di Mosca. 

Alcune voci, alle quali Pravoslavie.ru ha dato credito, dicono che Filarete abbia addirittura mandato una lettera di scuse a Mosca "per aver compiuto uno scisma", lettera smentita dall'ufficio stampa di Kiev. Non resta dunque che attendere i frutti di questa conferenza organizzata in tempo record. 

mercoledì 29 novembre 2017

Alla sinassi di Mosca si discute del Concilio di Creta (news)

L'agenzia RIA-Novosti riporta la notizia che la sinassi iniziata ieri (28 novembre) a Mosca prevede anche di discutere del Concilio di Creta. Padre Alexander Volkov, portavoce del Patriarcato, ha commentato con poche parole questo evento. 

Intendiamo ricordare anche le parole dell'allora capo della sezione patriarcale per i rapporti coi mass-media,Vladimir Legoyda, il quale nel luglio 2017 aveva dichiarato: << Il Santo Sinodo (Russo) ha decretato che il Concilio tenutosi a Creta non può essere chiamato pan-ortodosso e né i documenti là approvati possono essere considerati pan-ortodossi, anche se di una certa importanza.>> [1

Poiché Mosca era stata piuttosto grigia nei riguardi del Concilio di Creta dell'anno scorso, aspettiamo di conoscere la decisione del Sinodo del 28 novembre, che si concluderà fra qualche giorno. 


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1) Vedi Pravoslavie.ru, art. 15 luglio 2016

In foto, il patriarca Kirill di Mosca

Dodici consigli su come vivere l'Avvento dalla Diocesi di Mukachevo

Il portale Pravoslavie.ru ci ha offerto in inglese dodici preziosi consigli dal sito della diocesi di Mukachevo (Ucraina), sul cui sito diocesano sono stati pubblicati in lingua originale



E' iniziato il Digiuno di Avvento per il Vecchio Calendario, per prepararsi alla Festa dell'Incarnazione del Signore. Come vivere al meglio questo periodo di riflessione e di astinenza?  Ecco dodici consigli per ogni buon cristiano.

1. Prega di più. Non tagliare le preghiere del mattino e della sera, aggiungi sempre una porzione di salterio o una lettura della Bibbia. Ricordati di Dio il più possibile. 

2. Preparati per la Confessione e la Comunione. Ripensa alle tue azioni, e a cosa ha danneggiato la tua anima. Preparati a ricevere più spesso i sacramenti, con la benedizione del tuo padre spirituale.

3. Perdona i tuoi nemici. E' impossibile crescere spiritualmente se c'è una pietra a pesare sul nostro cuore. Trova l'opportunità di parlare con chi ti ha fatto dei torti e perdonali, abbandona la rabbia.

4. Lascia internet per qualche giorno. Stare online porta via tempo che possiamo dedicare ai nostri cari. Senza internet per qualche giorno, sarai pervaso di molta più energia. Non ci credi? provaci!

5. Termina i progetti che hai in sospeso da più di sei mesi. In generale, i nostri progetti parlano della nostra responsabilità come cristiani. Molti credenti attestano che, una volta iniziato il digiuno, tutto procede con la preghiera a orari fissi e il digiuno regola il pensiero e schiarisce la mente. 

6. Visita le istituzioni sociali: gli orfanotrofi, le case d'infanzia, le case di riposo per anziani, gli ospedali, le carceri. Porta alle persone che vivono situazioni difficili un dono, fosse anche una buona conversazione e il tuo cuore. 

7. Dai da mangiare ai senzatetto. Prepara un po' di spesa per i poveri delle nostre città, che abbondano ovunque, anche in chiesa. Fallo con consapevolezza.

8. Guarda nel tuo armadio. I vestiti e le scarpe che non indossi possono essere molto utili per chi non ne ha. 

9. Compi le buone azioni in segreto. Specialmente ai tempi d'oggi, dove siamo bombardati di pubblicità sulla misericordia e la carità. Il beneficio di queste nostre azioni  viene da Dio stesso. 

10. Lascia perdere ciò che ti preoccupa. Non fermarti sul negativo, sbarazzati di ciò che ti opprime, siano pensieri o situazioni. 

11. Cucina la cena di Natale in anticipo, e vai alla liturgia! Non perdere la Veglia notturna e la divina liturgia per cucinare, ma preparati in tempo. 

12. Ringrazia Dio! 

sabato 25 novembre 2017

La fine di san Giovanni Evangelista: morto o assunto al Cielo?

Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?». [Vangelo di Giovanni, cap. 21:20-23]

Quante volte ci siamo domandati che fine abbia fatto il discepolo prediletto di Cristo, ovvero san Giovanni l'Evangelista? E' morto seguendo il corso naturale della natura umana presente, oppure ha subìto una sorte speciale? 

La prima menzione di un destino particolare per san Giovanni il Teologo è menzionata nell'apocrifo Atti di Giovanni [1] i quali affermano che l'Apostolo Giovanni morì, ma la tomba fu trovata vuota, e quindi si assume che fu assunto in Cielo: il parallelo con la Madre di Dio è evidente. Negli Atti è specificato che i discepoli di Giovanni "non trovarono niente se non i suoi sandali" nel luogo dove lo avevano lasciato il giorno precedente, nel quale il santo apostolo aveva pregato Dio di prenderlo con sé. A Efeso, luogo del suo sepolcro, si sono sempre celebrate le liturgie sopra la sua tomba. Il giorno 8 maggio si commemora un miracolo accaduto proprio al suo sepolcro, dal quale uscì una sorta di polvere (chiamata "manna" dai fruitori del miracolo) che si depositava sui fedeli. Circa verso l'anno Mille, il miracolo ha smesso di manifestarsi.

Affresco dell'Assunzione al Cielo di Giovanni il Teologo, 
al monastero della Sacrissima Vergine Mavriotissa a Kastoria (Grecia)

Al quinto Idiomelo del Mineo, per la festa di san Giovanni il Teologo, si canta: 

Trasferito dalla Terra (methistamenon) [in Cielo] senza ritirarsi (afistamenon) da questa, vivi e aspetti la seconda Venuta del Maestro

Inoltre, fra i vari Canoni poetici al santo, un Canone scritto da un tale Giuseppe cita il fatto che Giovanni "è stato portato via" dalla Terra e ora "si trova in Paradiso" (en ouranois genomenos). Fra gli autori antichi, menzioniamo Policrate di Efeso (+196), ripreso da Eusebio di Cesarea nel suo Storia Ecclesiastica, il quale afferma: 

Grandi luminari della Fede dormono in Efeso, e questi risorgeranno nel giorno della Parusia del Signore... come Giovanni, colui che poggiò la testa al petto del Signore: anche lui dorme in Efeso. [2]

Come sappiamo, "dormire" nella poetica cristiana significa essere morto. Fra le note dei nuovi Minei, difatti, compare questa nota alla parola metastasi ("Assunzione"), riferita a san Giovanni il Teologo: 

Sarebbe più corretto cantare la parola Komisis (Dormizione) in luogo di Metastasi (Assunzione), perché il Teologo non fu tradotto al Cielo, bensì si addormentò. [3]

Sant'Ippolito di Roma (+236) nel suo Racconto dei Dodici Apostoli, così si esprime su san Giovanni Apostolo: 

Giovanni, il fratello di Giacomo, visse e predicò nell'Asia Minore, venne ad Efeso e qui si addormentò nei tempi di Traiano. Gli abitanti cercarono il suo cadavere, ma non lo trovarono. [4]

Nella Legenda Aurea, composta nel XIII secolo in ambiente latino (ma tratta solo di santi pre-scisma), invece, si dice chiaramente che san Giovanni fu rapito al Cielo circondato dalla Gloria divina e dalle energie increate, e al suo posto rimase la "manna". 

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NOTE

1) M. B. Riddle, Acts of st. John the Evangelist, in Ante-Nicene Fathers, libro VIII, pp. 560-64.

2) Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, 3.31.3 (M.20.280B)

3) Mineo, Santa Sofia Edizioni, pag. 191 (inglese-greco). 

4) M. B. Riddle, Ante-Nicene Fathers libro V, p. 255

Delegazione Etiope visita la Facoltà teologica di Mosca (news)

Due settimane fa, il 17 novembre 2017, una delegazione della Chiesa Ortodossa d'Etiopia ha incontrato il rettore e le alte sfere della Facoltà teologica Santi Cirillo e Metodio di Mosca, legata al Dipartimento di Affari Esteri del Patriarcato di Mosca. 


I due ecclesiastici etiopi alla Facoltà

I due dignitari etiopi, il vescovo Filippo di Omo e il sacerdote Elias Abhra, erano in visita ufficiale per conto di sua santità Mathias di Etiopia. La delegazione etiope si è interessata per l'attivazione di un programma di Erasmus per i seminaristi dei due patriarcati e per la condivisione di materiale di studio, di programmi e di attività internazionali. 

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Perché il salmo 103 ai vespri?

Il padre Andrei Chizhenko su Pravoslavie.ru ci spiega con doviziosi dettagli il motivo per il quale la Tradizione ha fissato il salmo 103 ai vespri, come salmo fisso. L'articolo originale è arricchito da una nota esplicativa curata dal blogger


Il rito della Veglia di Tutta la Notte inizia con l'esclamazione "Gloria alla Santa, Consustanziale, Santissima, Vivifica e Indivisa Trinità, ora e sempre nei secoli dei secoli". Perché Dio è sempre stato: prima del tempo, prima della Creazione del Mondo, e per questo lo magnifichiamo. La risposta del popolo è "amen", parola ebraica che significa così sia, ma anche "veramente". Viene poi recitato l'invitatorio (Venite, adoriamo il Re nostro Dio...) cui segue il canto [o la recita] del salmo 103, durante il quale si incensa la chiesa [1].

E al salmo, dopo l'esclamazione "Anima mia, benedici il Signore", si apre dinnanzi a noi tutta la cronaca della Creazione. L'inizio dei Vespri è un simbolo dell'esistenza pre-eterna di Dio - della Santissima Trinità - e della Creazione dal nulla operata dall'Altissimo. Ogni versetto di questo salmo è traboccante di denso lirismo e di profondo significato. Ad esempio, il primo verso: Mio Signore, mio Dio, sei veramente grande: di onore e di maestà ti sei vestito, ci narra che Dio è inconoscibile e incomprensibile nella sua essenza, sia per gli angeli che per gli uomini, ed è più potente di qualsiasi creatura sulla Terra: il santo Re e profeta Davide ci offre un parallelo con la Genesi, il primo libro della Bibbia, narrandoci la Creazione. Dio è vestito di una luce inavvicinabile e veste i Cieli così come un uomo è rivestito della propria pelle.

Dopodiché, il salmo fa un parallelo con la Genesi anche sulla Creazione degli Eccelsi e della Terra: Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.  Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. [Genesi 1:6-8]

Il salmo 103 ci parla della creazione delle nuvole, dei venti, delle tempeste, e degli Angeli, servitori della Gloria di Dio, che lo servono in tutto l'Universo. E infine vi è un passaggio interessante del salmo: e [hai creato] il mare solcato dalle navi, ove alberga il Leviatano, affinché sia deriso. Il prof. Alexander P. Lopukhin ritiene che il leviatano sia un antico essere estinto (un dinosauro, per intendersi), descritto anche in Giobbe (cap. 40-41). Sicuramente non è un coccodrillo dei tempi moderni! Sant'Atanasio il Grande dava invece un'altra interpretazione, dicendo che il leviatano sarebbe il demonio: le ultime parole del versetto, "affinché sia deriso", sembrano avvalorare questa tesi. I versi finali del salmo parlano dell'autore della vita, di Dio stesso:  Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati,be rinnovi la faccia della terra. [salmo 103:29-30]. Se il Signore decide di togliere il suo Spirito, ogni cosa appassisce e si degrada, e se invece il Signore manda il suo Spirito, ogni cosa fiorisce e vive. Gli ultimi versi alludono alla caduta dei demoni e dei peccatori, e la glorificazione di Dio: Scompaiano i peccatori dalla terra e più non esistano gli empi. Benedici il Signore, anima mia. E così si conclude la storia sacra del primo mondo, e inizia l'Alleanza in attesa del Messia.

Per questo il Salmo 103 è chiamato "introduttivo" e viene cantato ai Vespri con grande enfasi, aprendo le porte regali e incensando tutta la chiesa: è segno di comunione diretta fra Dio e l'Uomo, il fatto che il sacerdote incensi il popolo in chiesa è simbolo del fatto che Dio camminava fra gli uomini, e la chiusura delle porte regali alla fine del salmo rappresenta la cacciata di Adamo dall'Eden. Ecco la storia di pentimento, di lotta contro il peccato, di contrizione. E inizia ora la storia dell'attesa del Salvatore, del Redentore, il nostro Signore Gesù Cristo.

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1) L'incensazione al salmo 103 per i grandi solenni vespri delle feste e del sabato sera è una pratica tipicamente russa. Nelle Chiese che seguono il tipico greco a questo punto il sacerdote esce per recitare le preghiere silenziose davanti alle porte. 

venerdì 24 novembre 2017

Dio non è più al maschile: il nuovo messale dei luterani di Svezia

Secondo il sito Breibart.com la Chiesa Luterana di Svezia ha prodotto un nuovo testo, un Messale, nel quale Dio non è più maschile né chiamato Signore, ma si è cercato un termine meno "masculine gender" affinché, a detta della veskovessa-capo di Svezia, "risultasse meno permeante l'idea patriarcale di sottomissione della donna in un contesto occidentale bianco".  Ebbene sì, così ha detto Sofia Camnerin, la veskovessa di Svezia. 


La signora Camnerin durante una liturgia svedese

Le preghiere sono state cambiate in conformità al nuovo diktat della Chiesa di Svezia, e i credenti si ritrovano invocazioni di questo tipo:

Dio, Santa Trinità, Padre e Madre, Figlio - Fratello e Sorella, e Spirito, Ispiratore e Protettore della Vita, guidaci nelle profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza

La cosa interessante è che una critica fortissima a queste nuove linee guida è portata avanti da un'altra donna, la sacerdotessa Elena Edlund, la quale ha lasciato la chiesa dopo essere stata ripresa, "riluttante a voler ascoltare critiche contro di lei". Elena ha dichiarato: << non sarà impossibile ascoltare, fra un po', una preghiera tipo "Nostra Madre che sei nei Cieli". Qualche anno fa era improponibile, ma adesso? >>.

I protestanti alla deriva sempre maggiore di ogni sensum fidei offrono a tutti noi uno spunto interessante per la riflessione circa il futuro della nostra Chiesa. Dove andiamo? E' questo che cerchiamo ai nostri incontri ecumenici? Meditate gente, meditate. 

mercoledì 22 novembre 2017

L'Unzione pubblica: alcuni pensieri sul rito dell'Unzione

L'Unzione è un rito che contiene in sé stesso tre elementi: è pastorale, è pedagogico ed è ierurgico

Il Rito dell'Unzione è pastorale perché la Chiesa, tramite questo, si prende cura di noi tutti. E' uno dei Misteri dell'amore. Perché dico questo? perché la Chiesa Ortodossa si prende cura materiale e spirituale dei suoi membri, attraverso questo bel rito pubblico nel quale si domanda a Dio il perdono dei peccati e il benessere del corpo e dell'anima. 

L'Unzione è pedagogica perché si snoda su ben 14 letture: sette Apostoli e sette Vangeli, che trattano i temi del pentimento, dell'amore fraterno, della salute del corpo e dell'anima, e della missione di Cristo nel mondo come Terapeuta della natura umana decaduta, e trattano, specie gli ultimi due Vangeli, della Provvidenza per l'uomo e della benevolenza del Salvatore, che nonostante sia venuto per le pecore perdute d'Israele, apre le porte della sua bontà ad ogni uomo e donna di buona volontà che si avvicina a Lui, fondando così la Nuova Israele, la Chiesa. Attraverso l'ascolto attento delle Letture, comprendiamo ogni volta qualcosa di più riguardo il Mistero della Salvezza. Lontani dal torpore gnostico, noi crediamo che la Salvezza non riguarda solo un aspetto della nostra vita, ma permea ogni ambito della nostra esistenza. 

La Santa Unzione è una ierurgia perché viene domandata costantemente la presenza dello Spirito Santo. Il rito prevede otto preghiere di guarigione e di benedizione dell'Olio, tramite il Paraclito, col quale i servi di Dio verranno unti. L'Olio diventa quindi uno strumento divino per la purificazione e l'azione rigenerante della Grazia sui membri della Chiesa. 


Come dobbiamo dunque avvicinarci a questo grande Sacramento della Chiesa? con molta cura. Non è necessario confessarsi prima, perché l'elemento della cancellazione dei peccati è presente anche nelle preghiere dell'Unzione, ma piuttosto l'Unzione è da ritenere propedeutica alla Comunione. Avviciniamoci al rito dell'Unzione non con l'idea che stiamo partecipando a qualcosa di magico o i cui effetti sono tali perché è un atto rituale in sé per sé. La partecipazione alla Santa Unzione deve essere accompagnata da una vita liturgica generale più forte e autentica, una partecipazione alla santa Eucarestia e alla preghiera personale più attiva.  Se è vero che lo scopo del Rito dell'Olio Santo è "restaurare" la nostra vita, sanificarci, è la Santa Comunione a vivificarci e darci energie spirituali autentiche, a farci crescere nella Fede, a santificarci. 

martedì 21 novembre 2017

La Chiesa di Macedonia vuole entrare sotto la Bulgaria (news)

Il sito Romfea ha rilasciato un articolo molto interessante: pare che il vescovo Stefano, primarca della  Chiesa Macedone (non riconosciuta dalle Chiese ufficiali), ormai in stato di Scisma rispetto alla Chiesa di Serba ben dal 1967, sia stato ricevuto dal patriarca di Bulgaria

La Chiesa Ortodossa Bulgara (BOC) ha rilasciato un documento senza precedenti nella Storia ecclesiastica moderna: la Chiesa Macedone pare abbia riconosciuto Neofito come suo patriarca e la Chiesa Bulgara come "Chiesa Madre".  Il primate della Chiesa Macedone, il vescovo Stefan Veljanovski, è stato ricevuto con ogni onore da parte di sua santità Neofito il patriarca della Chiesa Bulgara. 


Da Romfea, la fotografia del vescovo Stefano e del Patriarca Bulgaro

La Chiesa Bulgara ha dichiarato che i macedoni sono pronti a riconoscere la Chiesa di Sofia come la loro Chiesa-Madre, chiudendo così uno scisma iniziato mezzo secolo fa, inaspritosi nel 2002 con l'incarcerazione del vescovo serbo Jovan, un caso divenuto famoso. Le autorità macedoni, infatti, sono fortemente nazionaliste e auspicano al più presto che la situazione anomala venga sanata dai bulgari. Questi ultimi pare siano piuttosto aperti verso i loro vicini meridionali, tant'è che il vescovo Stefan è stato ricevuto con ogni onore: il primate macedone auspica che la Chiesa Bulgara accetti la Chiesa Macedone sotto di sé, con una ampia autonomia, "per far rivivere l'Arcivescovato di Ohrid", secondo le sue parole.

Aspettiamo gli sviluppi di questa faccenda con vivo interesse. 

lunedì 20 novembre 2017

Le donne incinte devono digiunare?

Mi è stata fatta la seguente domanda: le donne incinte devono seguire i digiuni? In che modo? Nei limiti delle mie conoscenze provo a rispondere a questa domanda nel modo più completo possibile.

Ricordando sempre che il digiuno si fa per amore di Dio e non per obbligo farisaico, e che la Chiesa non ci obbliga a digiunare, ma ci chiede piuttosto di partecipare insieme a questa grande chiamata comune al ravvedimento e alla preghiera, per la preparazione alle grandi feste della Chiesa. La Chiesa Ortodossa ha delle "categorie" di persone che hanno la benedizione a non digiunare proprio, ovvero i bambini sotto i quattordici anni, i malati, gli anziani, e in genere tutti coloro che si trovano in situazioni particolari. Il caso della donna incinta è diverso: direi che ogni donna incinta dovrebbe parlare col suo proprio padre spirituale o il confessore per ottenere un canone di digiuno consono al proprio stato. La regola generale cui mi atterrei io personalmente è la salute. Se la donna è in grado di digiunare, che digiuni secondo le sue possibilità, altrimenti si astenga senza avere paura di essere fuori dall'ortoprassi. Occorre ricordare il principio (ovvio, ma ribadiamolo) che la salute del bambino e della madre è fondamentale. 

mercoledì 15 novembre 2017

Preghiere contro la lussuria dall'Orologio Latino di Alcuino (Latinità Ortodossa)

Il Liber Precationum, composto da Alcuino di York per Carlo il Calvo (+877),  è una fonte notevole di preghiere latine "pre-scisma", ovvero ortodosse. In questa raccolta molto prospera vi sono numerose preghiere per la confessione, il pentimento, l'indirizzamento della vita e l'uso del Salterio per una preghiera personale. Proponiamo qui di seguito la composizione "Psalmi pro tentatione carnis", ovvero contro la lussuria


PREGHIERE CONTRO LA LUSSURIA
dalla tradizione latina

[Preghiere iniziali, omesse dal Libro: O Dio vieni a salvarmi, Signore accorri presto in mio aiuto. Gloria al Padre. Ora e sempre. Kyrie eleison. Christe eleison. Kyrie eleison. Padre nostro.]

Preghiera per il perdono dei peccati:

Signore Dio mio, Trinità santissima, dall'alto della tua misericordia perdona me misero peccatore, e rimetti ogni mio peccato e ogni mia trasgressione, che ho compiuto dinnanzi a Te e dinnanzi ai tuoi santi Angeli, e per le intercessioni e i meriti dei tuoi santi, o Trinità sempre beata, accetta la mia supplica e libera non solo me, ma tutto il popolo cristiano da ogni male, da ogni peccato, da ogni dolore e colpa; dacci la vera penitenza, conducici dalla morte alla vita, dalla tenebra alla Luce, per le preghiere dei tuoi angeli, dei troni, delle dominazioni, delle potenze celesti, dei confessori, dei martiri, degli apostoli, dei profeti, dei giusti di ogni tempo e luogo, che fin dal tempo di Adamo ad oggi pregano per noi. Amen. 

Cui seguono i salmi:

Salmo 16 - Exaudi Domine

Esaudisci, Signore, la mia giustizia, volgiti alla mia supplica, porgi l’orecchio alla mia preghiera non fatta con labbra ingannatrici.  Dal tuo volto esca il mio giudizio, i miei occhi vedano ciò che è retto. Hai provato il mio cuore, l’hai visitato di notte, mi hai saggiato al fuoco e non si è trovata in me ingiustizia. Perché la mia bocca non dica le opere degli uomini, per le parole delle tue labbra ho custodito vie dure. Sostieni i miei passi nei tuoi sentieri, perché non siano scossi i miei passi. Io ho gridato perché tu mi hai esaudito, o Dio, piega verso di me il tuo orecchio ed esaudisci le mie parole. Rendi mirabili le tue misericordie, tu che salvi quanti sperano in te dagli avversari della tua destra. Custodiscimi come la pupilla degli occhi; proteggimi al riparo delle tue ali lontano dagli empi che mi hanno gettato nella sventura:  i miei nemici hanno stretto l’anima mia. Si sono rinchiusi nel loro grasso, la loro bocca ha parlato con orgoglio. Dopo avermi scacciato, ora mi hanno accerchiato, hanno puntato i loro occhi per piegarmi a terra; mi hanno assalito come un leone pronto alla preda, come un leoncello che abita nei nascondigli. Sorgi, Signore, previenili e falli inciampare, libera l’anima mia dall’empio, la tua spada dai nemici della tua mano. Signore, tu che togli dalla terra, disperdili nella loro vita. Dei tuoi beni nascosti si è riempito il loro ventre, si sono saziati di figli e hanno lasciato le proprie eredità ai loro piccoli. ma io nella giustizia apparirò al tuo volto, sarò saziato all’apparire della tua gloria.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Salmo 24 - Ad te levavi 

A te, Signore, innalzo l'anima mia, mio Dio, in te confido: che io non resti deluso! Non trionfino su di me i miei nemici! Chiunque in te spera non resti deluso; sia deluso chi tradisce senza motivo. Fammi conoscere, Signore, le tue vie,  insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,  perché sei tu il Dio della mia salvezza; io spero in te tutto il giorno. Ricòrdati, Signore, della tua misericordia  e del tuo amore, che è da sempre. I peccati della mia giovinezza e le mie ribellioni, non li ricordare:  ricòrdati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore. Buono e retto è il Signore,  indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via.Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà  per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.Per il tuo nome, Signore, perdona la mia colpa, anche se è grande. C'è un uomo che teme il Signore?  Gli indicherà la via da scegliere.Egli riposerà nel benessere, la sua discendenza possederà la terra. Il Signore si confida con chi lo teme: gli fa conoscere la sua alleanza.I miei occhi sono sempre rivolti al Signore, è lui che fa uscire dalla rete il mio piede. Volgiti a me e abbi pietà,  perché sono povero e solo. Allarga il mio cuore angosciato,  liberami dagli affanni. Vedi la mia povertà e la mia fatica  e perdona tutti i miei peccati. Guarda i miei nemici: sono molti,  e mi detestano con odio violento. Proteggimi, portami in salvo;  che io non resti deluso, perché in te mi sono rifugiato.Mi proteggano integrità e rettitudine,  perché in te ho sperato. O Dio, libera Israele da tutte le sue angosce.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Salmo 30 - In te speravi

In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso; per la tua giustizia salvami. Porgi a me l'orecchio,
vieni presto a liberarmi. Sii per me la rupe che mi accoglie, la cinta di riparo che mi salva.  Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, per il tuo nome dirigi i miei passi. Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, perché sei tu la mia difesa. Mi affido alle tue mani; tu mi riscatti, Signore, Dio fedele. Tu detesti chi serve idoli falsi, ma io ho fede nel Signore.  Esulterò di gioia per la tua grazia, perché hai guardato alla mia miseria, hai conosciuto le mie angosce; non mi hai consegnato nelle mani del nemico, hai guidato al largo i miei passi. Abbi pietà di me, Signore, sono nell'affanno;per il pianto si struggono i miei occhi, la mia anima e le mie viscere. Si consuma nel dolore la mia vita, i miei anni passano nel gemito; inaridisce per la pena il mio vigore, si dissolvono tutte le mie ossa. Sono l'obbrobrio dei miei nemici, il disgusto dei miei vicini, l'orrore dei miei conoscenti; chi mi vede per strada mi sfugge. Sono caduto in oblio come un morto, sono divenuto un rifiuto. Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda; quando insieme contro di me congiurano, tramano di togliermi la vita. Ma io confido in te, Signore; dico: «Tu sei il mio Dio, nelle tue mani sono i miei giorni». Liberami dalla mano dei miei nemici, dalla stretta dei miei persecutori: fa' splendere il tuo volto sul tuo servo,
salvami per la tua misericordia. Signore, ch'io non resti confuso, perché ti ho invocato; siano confusi gli empi, tacciano negli inferi. Fa' tacere le labbra di menzogna, che dicono insolenze contro il giusto con orgoglio e disprezzo. Quanto è grande la tua bontà, Signore! La riservi per coloro che ti temono, ne ricolmi chi in te si rifugia davanti agli occhi di tutti.Tu li nascondi al riparo del tuo volto, lontano dagli intrighi degli uomini; li metti al sicuro nella tua tenda, lontano dalla rissa delle lingue. Benedetto il Signore, che ha fatto per me meraviglie di grazia in una fortezza inaccessibile. Io dicevo nel mio sgomento: «Sono escluso dalla tua presenza». Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera quando a te gridavo aiuto.  Amate il Signore, voi tutti suoi santi; il Signore protegge i suoi fedeli e ripaga oltre misura l'orgoglioso. Siate forti, riprendete coraggio, o voi tutti che sperate nel Signore.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Salmo 53 - Deus in Nomine tuo

Dio, per il tuo nome, salvami, per la tua potenza rendimi giustizia. Dio, ascolta la mia preghiera, porgi l'orecchio alle parole della mia bocca; poiché sono insorti contro di me gli arroganti e i prepotenti insidiano la mia vita, davanti a sé non pongono Dio. Ecco, Dio è il mio aiuto, il Signore mi sostiene.  Fa' ricadere il male sui miei nemici, nella tua fedeltà disperdili. Di tutto cuore ti offrirò un sacrificio, Signore, loderò il tuo nome perché è buono; da ogni angoscia mi hai liberato e il mio occhio ha sfidato i miei nemici.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Salmo 66 - Deus misereatur nostri

Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto; perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza. Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti. Esultino le genti e si rallegrino, perché giudichi i popoli con giustizia, governi le nazioni sulla terra. Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti. La terra ha dato il suo frutto. Ci benedica Dio, il nostro Dio, ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Salmo 69 - Deus in adiutorium meum intende

Vieni a salvarmi, o Dio, vieni presto, Signore, in mio aiuto. Siano confusi e arrossiscano quanti attentano alla mia vita. Retrocedano e siano svergognati quanti vogliono la mia rovina. Per la vergogna si volgano indietro quelli che mi deridono. Gioia e allegrezza grande per quelli che ti cercano; dicano sempre: «Dio è grande» quelli che amano la tua salvezza. Ma io sono povero e infelice, vieni presto, mio Dio; tu sei mio aiuto e mio salvatore; Signore, non tardare.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Salmo 85 - Inclina Domine aurem tuam 

Signore, tendi l'orecchio, rispondimi, perché io sono povero e infelice. Custodiscimi perché sono fedele; tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera. Pietà di me, Signore, a te grido tutto il giorno. Rallegra la vita del tuo servo, perché a te, Signore, innalzo l'anima mia. Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi ti invoca. Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce della mia supplica. Nel giorno dell'angoscia alzo a te il mio grido e tu mi esaudirai. Fra gli dèi nessuno è come te, Signore, e non c'è nulla che uguagli le tue opere.  Tutti i popoli che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te, o Signore, per dare gloria al tuo nome; grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio. Mostrami, Signore, la tua via, perché nella tua verità io cammini; donami un cuore semplice che tema il tuo nome. Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore e darò gloria al tuo nome sempre, perché grande con me è la tua misericordia: dal profondo degli inferi mi hai strappato. Mio Dio, mi assalgono gli arroganti, una schiera di violenti attenta alla mia vita, non pongono te davanti ai loro occhi. Ma tu, Signore, Dio di pietà, compassionevole, lento all'ira e pieno di amore, Dio fedele, volgiti a me e abbi misericordia: dona al tuo servo la tua forza, salva il figlio della tua ancella. Dammi un segno di benevolenza; vedano e siano confusi i miei nemici, perché tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. 

Cui segue la preghiera contro ogni nemico visibile e invisibile:

O Cristo, Dio dell'Universo, Tu che accettasti la preghiera di pentimento del Re Manasse e lo liberasti dalla sua miseria e dalla sua povertà spirituale; e Tu che hai dato un posto nel tuo Regno al Ladrone che sulla Croce confessò il tuo Nome, Tu stesso, Signore mio, liberami da ogni nemico visibile e invisibile, liberami da tutti coloro che tendono insidie contro di me, dammi la tua potenza. Infatti, io peccatore privo di ogni merito, ho Te come difensore eccelso: non guardare alle mie colpe, ma concedimi il timore dei tuoi comandamenti e la forza di poter resistere ad ogni tentazione e ad ogni nemico, e di poter sopportare in pace le sofferenze della vita presente, per camminare lietamente verso quella futura. Ti domando questo, o Cristo mio Signore, perché so che il grido dei tuoi servi non giace inascoltato, e sempre soccorri i tuoi servi. Poiché al tuo Nome si deve ogni gloria, e assieme a Te al Padre e allo Spirito Santo, coi quali vivi e regni, nei secoli dei secoli. Amen. 

sabato 11 novembre 2017

Benedizione della Croce esterna (Latinità Ortodossa)

Le grandi croci rurali che un tempo ornavano tutta Europa - anche la nostra bella Italia - venivano benedette con un rituale molto antico. Esse erano molto importanti perché sotto di esse si allestivano altari portatili quando il villaggio o il luogo non aveva una chiesa. Inoltre, la gente spesso lasciava le offerte per la Chiesa proprio sotto la Croce. Il sito True Western Orthodoxy ci ha consegnato la formula di benedizione della Croce esterna. 


RITO DELLA BENEDIZIONE DELLA CROCE ESTERNA

Il vescovo arriva in processione preceduto dal clero, il quale si pone in semicerchio dinnanzi alla croce. Il vescovo esclama:
V. Il nostro soccorso è il Nome del Signore.
R. Colui che fece Cielo e Terra.
V. Benedetto sia il Nome del Signore.
R. Ora e sempre nei secoli.
V. Giunta a te la mia preghiera.
R. Alle tue orecchie giunga il mio grido.
V. (verso il popolo) Il Signore sia con voi.
R. E col tuo spirito. Rivolto alla Croce, il vescovo
V. Preghiamo. Signore Dio Onnipotente, noi ti supplichiamo, sii generoso con noi e + benedici quest'immagine del legno della Tua Croce preziosa, che hai dato al mondo come rimedio per la disgrazia del genere umano, come arma contro il peccato. Coloro che guarderanno o passeranno sotto questa Croce possano vivere una vita onorabile, siano guidati al porto della tua volontà, abbiano sempre con loro pensieri buoni e la redenzione delle loro anime, sia questa Croce sigillo del tuo Nome e protezione da ogni avversario. Per Cristo Gesù tuo Figlio e nostro Signore, che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo quale unico Dio, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
R. Amen. 
Segue il canto del salmo 66, durante il quale tutti si recano a baciare la Croce, e vi si prostrano innanzi. A conclusione del salmo, il vescovo esclama:
V. Signore Dio, noi ti preghiamo, Tu che ci hai salvati tramite il legno prezioso della Croce, e attraverso il sigillo della Croce hai comandato ai tuoi apostoli di attendere la tua seconda venuta, sia questa Croce per tutti noi un marchio di salvezza nel Tuo Nome, per Cristo, nostro Signore.
R. Amen.
Mentre il coro ripete per tre volte l'antifona della Croce, il vescovo asperge la Croce con l'acqua benedetta. Al termine:
V. Andiamo in pace.
R. Nel nome di Cristo. 

mercoledì 8 novembre 2017

Iconostasi inusuali: perché meglio attenersi alla tradizione (riflessioni di un clerical chic)

Mi permetto di presentare una panoramica, per la verità piuttosto contenuta, di alcune iconostasi veramente inusuali, che possono risultare piacevoli alla vista oppure essere un fenomeno visivo quantomeno bizzarro se non davvero orripilante. 


Iniziamo con una piuttosto famosa, la chiesa della Fonte Vivificante a Beirut (Libano). L'iconostasi si presenta come una serie di tavole accorpate, e ha lo spiacevole effetto visivo del registro superiore appeso al soffitto senza alcun collegamento col ciclo inferiore, dando l'impressione sgradevole d'insieme. 


Alla chiesa greca di san Paolo in Irvine, California (USA) salta all'occhio un modo molto particolare di concepire le icone, ovvero non singole, ma accompagnate da pericopi scritturali associate, e la forma "a libro" non aiuta molto nel dare un aspetto spirituale all'insieme, pare piuttosto una taroccata. Peccato, perché il mosaico dell'abside aveva un certo ché. 


Alla cattedrale della santa Trinità a Hjanòwka (Polonia) la Chiesa Autocefala non si fa mancare niente, promuovendo questa impressionante sintesi moresca in un tessuto art nouveau. Sinceramente, non ci celebrerei mai. 


Veniamo ora ad una chiesa piuttosto conosciuta, la chiesa cattedrale del Santo Spirito a Vilnius. Da notare sia le colonne altissime, copia di un certo barocco cattolico, sia l'utilizzo delle statue sulle guglie dell'iconostasi stessa, di un terribile color verde che vorrebbe ricordare lo Spirito Santo, ma che invece ti fa perdere solo qualche diottria. 


Ecco una iconostasi che, al contrario, ispira semplicità ed eleganza. E' la chiesa della Divina Sapienza nello Stato di New York (USA), che riprende il modello di pluteo occidentale antecedente allo Scisma del 1054. 


Sempre gli Stati Uniti, terra pioniera anche nel campo delle iconostasi, ci regalano una sorpresa. La chiesa di San Paolo a Dayton (Ohio) si porta infatti una iconostasi che non è una iconostasi, ma semplicemente due gabbiotti con le icone imperiali e uno spazio per le candele votive sotto le stesse. 


Guardando questa """""""""""""""""iconostasi""""""""""""" per una cappella in Nord Europa, ci viene da chiedersi se l'Ikea non stia brevettando un modello << Ikonøstasys >> per la propria linea di mobili. 

COME E' UNA ICONOSTASI NORMALE


Senza cercare impressionanti iconostasi a dieci registri, d'oro e pietre preziose, con una semplice iconostasi di legno costruita secondo la tradizione, abbiamo una parte della chiesa molto decorosa e bella, capace di ispirare la preghiera. L'iconostasi deve essere in armonia con l'edificio e lo stile che abbiamo scelto per la chiesa, è vero, ma sempre con un certo occhio per la tradizione e il decoro artistico. Ovviamente, nella ricerca di una iconostasi adeguata per uno spazio sacro non ortodosso che viene dato agli ortodossi, dobbiamo cercare di armonizzarla con l'edificio, ma senza dare spazio alla perdita del senso dell'iconostasi, che è appunto quello di velare lo spazio sacro, coprirlo, e allo stesso tempo rivelarlo tramite l'apertura delle porte, l'uso dei drappeggi e delle luci.  L'iconostasi è la prima esperienza del culto comunitario ortodosso, non può e non deve ridursi né ad un capriccio artistico né ad un aborto esibizionista. 

lunedì 6 novembre 2017

Gli oblati nella Chiesa Latina antica (Latinità Ortodossa)

Ha generato un po' di confusione fra i miei contatti la parola oblato così come viene presentata dal monastero ortodosso (della ROCOR!) di Christminster, in USA. In quanto monaci di regola e rito occidentali, hanno ripristinato la forma di oblazione così come era in antico, e molti ortodossi (e anche   molti occidentali) non sanno cosa sia. 

Il termine oblato viene dal latino oblatum, ossia "(colui) che è offerto". A cosa? Al monastero. L'oblato era una persona, uomo o donna, che dedicava la sua vita al servizio di un monastero in qualità di bracciante, aiutante, benefattore o per qualsiasi incombenza del monastero in questione. Da qui il termine di chiamarli oblati. Gli oblati esistono fin da quando esistono i monasteri in Occidente, giacché già san Benedetto da Norcia nella sua Regola li cita, e parliamo della fine del V secolo. La posizione degli oblati all'interno della Chiesa era un po' liquida, nel senso che ci si aspettava che prima o poi compissero il grande passo e dessero i voti monastici. Tuttavia, attorno ai monasteri nascevano spesso villaggi di oblati sposati che, non dovendo stare ai voti di castità e povertà, ma solo a quello di obbedienza, si sposavano e vivevano fuori dal monastero, prestando servizio al suo interno. Agli oblati, con l'andare del tempo, si richiedeva una sempre maggior adesione alla Regola, compresa la presenza fisica ai riti liturgici e alla disciplina del monastero. Nel XI secolo l'abate William di Hirsau (Germania) scrive che esistono due tipi di oblati: i frati conversi, cioè i monaci che non hanno dato i voti completi (una sorta di microschima), e i frati oblati propriamente detti, ovvero laici che vivono al monastero. Sebbene gli oblati laici vestissero un saio monastico, era di foggia e di colore differente rispetto ai conversi e ai monaci. 

Tutte le regole occidentali, da quella di san Benedetto a quella di sant'Isidoro di Siviglia, passando per quella di san Leandro e di san Colombano d'Irlanda, hanno tutte un capitolo che prevede la descrizione delle incombenze degli oblati. 

La Regola benedettina illustra anche una (per noi) curiosa usanza: i bambini oblati. I bambini oblati erano fanciulli appena nati che venivano donati al monastero dai genitori, per vari motivi. Sia come ringraziamento per una Grazia ricevuta, sia per povertà: san Benedetto scrive il modo corretto di offrire i bambini al monastero: 

Se qualche persona facoltosa volesse offrire il proprio figlio a Dio nel monastero e il ragazzo è ancora piccino, i genitori stendano la domanda di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente e l'avvolgano nella tovaglia dell'altare insieme con l'oblazione della Messa e la mano del bimbo, offrendolo in questo modo.[...] Quanto a coloro che non possiedono proprio nulla, facciano semplicemente la domanda e offrano il loro figlioletto con l'oblazione della Messa, alla presenza di testimoni. [1]


San Benedetto (a sinistra con la barba) riceve i monaci, affresco del Monastero di Monte Uliveto in Toscana, 1503-1504

I bambini oblati venivano considerati monaci in divenire e specialmente nei primi secoli del Cristianesimo si consideravano con molta durezza: solamente il Concilio Decimo di Toledo nel 656 d.C. proibì di accettare nei monasteri bambini inferiori ai dieci anni di età, e solo col loro previo consenso. Ai bambini oblati veniva permesso di lasciare il monastero solo dopo i quindici anni di età, quando potevano tornare nel mondo. Il destino dei bambini oblati era spesso quello di compiere i voti monastici alla fine dell'adolescenza. 

Per l'accettazione di un oblate adulto (vale a dire dopo i quindici anni di età) avviene una speciale cerimonia condotta al Capitolo dall'Abate, il quale fa recitare una parte della Regola al postulante, e dopodiché gli fa dire le promesse ovvero l'impegno a rispettare il Monastero e l'obbedienza spirituale che l'Abate gli darà. Occorre ricordare che l'oblazione è perpetua e può essere sciolta solamente dall'Abate. Gli oblati erano (sono) vincolati alla recita della Lectio Divina e alla frequentazione assidua della divina liturgia. 
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1) Regola di san Benedetto, capitolo LIX, 1-8. 

BIBLIOGRAFIA

"Oblates" in Catholic Encyclopedia - New York: Robert Appleton Company, 1913

Regola di san Benedetto, Mondadori, anno 2004

San Sergio di Radonez e il miracolo dello studio

Dalla Vita del nostro Padre Sergio apprendiamo un episodio della vita di san Sergio di Radonez, quando da bambino era incapace a studiare, e come la Divina Provvidenza lo abbia reso un eccellente studente


Il giovane Bartolomeo, pittura di Mikhail Nesterov (1862-1942)

Il nostro santo padre Sergio nacque da genitori nobili e ortodossi ferventi. Suo padre si chiamava Cirillo e sua madre Maria, ed erano ricchi sia da parte di Dio che dalla parte degli uomini, e avevano tre figli: Stefano, Bartolomeo (Sergio) e Pietro. Stefano e Pietro impararono ben presto a leggere e scrivere, mentre il secondo figlio non riusciva ad imparare. Nonostante il maestro gli dedicasse ogni cura possibile, il ragazzo era inattento e imparava con molta fatica. Il bambino soffriva sia per i rimproveri dei parenti sia per le punizioni dei maestri. Bartolomeo così pregava fino alle lacrime: "Signore, insegnami ad imparare. Insegnami Tu, o Signore, istruiscimi". La sua fede lo spingeva a cercare la sapienza da Dio piuttosto che dagli uomini. 

Un giorno suo padre mandò il ragazzo a cercare un puledro perduto. Durante il tragitto incontrò un monaco anziano, un venerabile, un sacerdote che pareva un angelo. Quello straniero era in piedi sotto una quercia, pregava con devozione fino alle lacrime. Vedendolo, Bartolomeo si fermò e attese che il monaco concludesse le preghiere prima di disturbarlo. Il monaco, sapendo che aveva dinnanzi un futuro vaso eletto di Cristo, accolse il ragazzo, lo riverì e poi gli disse. "cosa cerchi, figliolo?" e il bambino spiegò: "desidero imparare la Sacra Scrittura e sono veramente irritato perché non riesco ad apprendere a leggere e scrivere. Pregate voi per me, padre." Il venerabile monaco alzò braccia e occhi al cielo, sospirò e poi disse: "amen". Da una valigia, il monaco estrasse un panetto bianco che sembrava una prosfora, la diede da mangiare al bambino, dicendo: "come grazia di Dio e per l'apprendimento delle Sante Scritture, mangiala." Dopodiché, il monaco volle andarsene, ma il bambino lo pregò di accompagnarlo a casa, dicendo: "i miei genitori amano molto quelli come te." E così l'anziano prete lo accompagnò a casa. 

Vedendo il monaco avvicinarsi alla porta, i genitori uscirono per farsi benedire. Dopodiché, il monaco volle visitare la cappella privata della famiglia e leggere le Ore, e portò con sé Bartolomeo (Sergio) affinché leggesse i salmi. "Io non li conosco" disse il fanciullo. "Ti ho detto che Dio ti avrebbe benedetto col dono della conoscenza, da oggi." E gli diede la benedizione per leggere. Il ragazzo iniziò a salmeggiare con un ottimo ritmo. E da quel giorno seppe leggere. 

I genitori e i fratelli, lodando Dio, si affettarono a preparare un banchetto per il monaco. Gli domandarono: "abbiamo paura per nostro figlio Bartolomeo, perché non sappiamo cosa deve diventare. Già nel mio grembo aveva gridato tre volte durante la divina liturgia, e non sappiamo come interpretarlo." Il santo monaco, considerando il futuro, disse loro: "voi siete una coppia degna, dando vita a un tale bambino! di cosa avete paura? il ragazzo sarà grande davanti a Dio, con una vita santa."  Accompagnarono il prete fino alla porta di casa, e questi scomparve loro davanti, come fumo. Perplessi, si domandavano ad alta voce se fosse stato un angelo. 

Da quel giorno, Bartolomeo (Sergio) poteva leggere qualsiasi libro, era sottomesso in tutto ai suoi genitori e obbediva loro in ogni circostanza. Partecipava assiduamente alle riunioni della Chiesa di Dio, magnificandolo sempre, e ogni giorno frequentava il Mattutino, la Liturgia e i Vespri. Studiava la Sacra Scrittura e disciplinava il suo corpo, conservandolo nella purezza. 

giovedì 2 novembre 2017

Il senso delle sette frasi di Cristo sulla Croce (san Nicola Velimirovic)

San Nicola Velimirovic (1881-1956), vescovo serbo e teologo di fama internazionale, grazie al sito del Monastero di santa Elizabetta, spiega il senso delle frasi di Cristo sulla Croce, aiutandoci a comprendere meglio perché furono dette in quel contesto


Una icona  della Crocefissione 

La prima frase di Gesù Cristo fu: Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno [Luca 23:24]. Attraverso questa frase, il Signore mostra misericordia verso i suoi assassini, la cui malizia non venne meno neanche sotto la Croce. La frase sul Golgota rappresenta una verità quasi mai compresa: che coloro che fanno il male non conoscono ciò che fanno, altrimenti desisterebbero. Uccidendo il Giusto, essi hanno ucciso loro stessi e, al medesimo momento, lo hanno glorificato. Calpestando la legge di Dio, non hanno visto che la macina è calata sopra di loro e li sta schiacciando. Schernendo Dio, non vedono come si sono trasformati in bestie. 

La seconda frase, in verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso [Luca 23:43], fu indirizzata al buon ladrone pentitosi sulla Croce a fianco del Maestro. Una frase molto consolante per i peccatori che si convertono all'ultimo minuto: indice della misericordia di Dio, grandissima e sublime. Il Signore ha adempiuto la sua missione anche sulla Croce. Anche al suo ultimo respiro, il Signore non ha rifiutato coloro che volevano essere salvati. 

La terza frase, donna, ecco tuo figlio [Giovanni 19:26] era rivolta a Sua Madre. Cristo parlava alla purissima Madre sua, sotto la Croce, piangente e sofferente. A san Giovanni l'apostolo, disse: "ecco tua madre". Colui che aveva dato il comandamento << onora il padre e la madre >> [Esodo 20:12] lo stava adempiendo Egli stesso. 

La quarta frase, Dio mio, perché mi hai abbandonato [Matteo 27:46] dimostra sia la preesistenza del Signore che la sua umanità. Come uomo stava soffrendo, ma dietro quella sofferenza vi era un Mistero. Queste parole dissipano ogni eresia che sorge nella Chiesa contro la persona di Cristo nella sua natura divina. Difatti, se a soffrire fosse stata la natura divina, Dio sarebbe morto nella sua essenza, e questo non è possibile. Invece, incarnatosi, il Signore ha potuto morire da uomo e salvare così l'umanità. La natura divina non ha sofferto sulla Croce, ma solo la natura umana. 

La quinta frase, ho sete [Giovanni 19:28] dimostra tante cose. Aveva sete perché aveva perso sangue. Il sole lo colpiva in faccia e si sommava a tutti gli altri tormenti. Naturalmente aveva sete. Ma sete di acqua o di amore? Aveva sete come essere umano, come Dio, o entrambe le cose? Il soldato romano gli diede da bere, e così sollevò il peccato di Pilato e dell'Impero verso di Lui. Il Signore non avrebbe distrutto l'Impero, ma lo avrebbe cambiato. 

La sesta frase fu Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito. [Luca 23:46]. Il Cristo disse questa frase per mostrare gli Ebrei che egli veniva dal Padre e non di sua propria volontà, come invece erroneamente credevano. Ma fu detta anche contro i pitagorici, i buddisti, dagli gnostici e contro tutti coloro che credono nella trasmigrazione delle anime in altri uomini o negli animali, nelle piante e negli oggetti. Sbarazziamoci di queste fantasie, perché il Giusto stesso disse: nelle tue mani, Padre, rimetto il mio spirito

La settima frase è Tutto è compiuto. [Giovanni 19:30]. Questo non significa che "Cristo fosse finito", ma solo che la sua missione terrena era finita. Il compito divino del nostro unico e vero Messia era terminato, aveva salvato la razza umana, ed era stato sigillato con la morte terrena e il Suo sangue. I tormenti sono finiti, la Vita inizia. La tragedia è finita, ma non l'opera: accanto a questo è arrivato il risultato sublime. La vittoria sulla morte, la resurrezione, la gloria. 

mercoledì 1 novembre 2017

La rabbia cristiana (san Paisio dell'Athos)

Un breve discorso di san Paisio Atonita sull'ira e su come valorizzarla

Io vedo le passioni come poteri. Dio non ha creato debolezze, ma poteri. Quando sfruttiamo il nostro potere per il Bene, arriva la santità e tutto prende una piega diversa. Quando invece usiamo la nostra potenza per il male, allora i nostri poteri diventano passioni e si ribellano contro Dio. La rabbia, ad esempio, dimostra che l'anima ha una certa virilità, il ché è molto utile alla vita spirituale: colui che non ha questa forza ed è sempre molle e inattivo è totalmente incapace di trovare un punto spirituale. L'uomo arrabbiato, se indirizzato bene, è come una macchina dal motore potente, irraggiungibile. Se invece l'uomo arrabbiato è male indirizzato, perde la strada e si impantana. L'uomo deve conoscere le proprie passioni e usarle bene. Con l'aiuto di Dio, arriverà così ad un buon livello spirituale. La rabbia, ad esempio, può essere usata contro il demonio, contro le tentazioni. Coltivate la preghiera del Cuore affinché la vostra rabbia sia santificata e diventi un'arma. Non è meglio parlare con Cristo e santificarsi, piuttosto che peccare e piangersi addosso? [...] L'uomo è buono o cattivo in base a come utilizza la sua potenza spirituale.

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San Paisio dell'Athos, Parole Spirituali, Volume V. "Passione e virtù". Tradotti dal greco in romeno dallo Ieromonaco Ştefan Nuţescu, Monastero Lacu -.Monte Athos, Evangelismos Casa Editrice, Bucarest, 2007, pp 17-18