sabato 28 ottobre 2017

Il patriarca di Mosca Kirill in visita a Bucarest (news)

Si è concluso oggi il primo grande atto pubblico della visita di questi giorni a Bucarest da parte di sua santità Kirill, patriarca di Mosca. Il primate della Chiesa di Russia è giunto oggi a Bucarest, capitale della Romania, dove ha venerato le reliquie di san Demetrio protettore della città, la cui festa si festeggia il 27 ottobre secondo il calendario nuovo: in questo giorno di festa per la Chiesa di Romania, i due patriarchi hanno concelebrato assieme a sua eminenza l'arcivescovo primate Anastasio di Tirana e con il primate della Chiesa dei popoli Ceco e Slovacco, il metropolita Rastislav, oltreché con numerosi altri vescovi romeni e un vero e proprio piccolo esercito di diaconi e sacerdoti al seguito dei quattro primati. 



Foto da: Basilica.ro


I patriarchi hanno venerato prima le reliquie di san Demetrio e poi celebrato la divina liturgia all'aperto, in una curiosa variante coram populo - ovvero, rivolti ai fedeli e non rivolti all'altare come è norma per la Chiesa Ortodossa. Questo particolare non è sfuggito a molti e tenterò di scoprire questa pratica nei prossimi giorni. All'omelia, il patriarca Kirill si è complimentato con il patriarca Daniel per il suo popolo, "rifiorito nell'ortodossia". La cerimonia, come riporta l'agenzia di stampa patriarcale Basilica.ro, ha compreso anche una ectenia funebre in ricordo di tutti i martiri del comunismo cantata in romeno, slavo e albanese. 


Il video mostra la divina liturgia integrale presieduta dai due patriarchi

Il patriarca Daniel si è complimentato con sua grazia Anastasio per il restauro della Chiesa Albanese dopo il comunismo: in questi anni la Chiesa ortodossa Albanese si è dedicata alla ricostruzione di intere comunità perdute, con l'edificazione ex novo di monasteri e parrocchie, e con la riabilitazione degli edifici resi inagibili dall'ateismo di stato di Enver Hoxha. 

I quattro primarchi si sono scambiati dei doni e hanno concluso il servizio. La concelebrazione di oggi è una tappa importante per le relazioni fra Chiese Russa e Romena, perché negli anni scorsi non vi era che un rapporto formale: inizia con la visita fraterna di oggi una nuova era di relazioni inter-religiose che potrebbe portare frutti inaspettati. 

venerdì 27 ottobre 2017

Perché Dio ci ha dato gli Angeli Custodi

Un articolo di Doxologia.ro ci aiuta a comprendere meglio la visione ortodossa della "custodia angelica" da parte dei nostri protettori celesti, invisibili e sempre presenti Angeli custodiIn foto, l'icona dell'Angelo custode

Gli Angeli sono mediatori fra Dio e gli uomini, e al fine di aiutare l'uomo a gratificare Dio gli angeli hanno una particolarità: sono simultaneamente vicini agli uomini e vicini a Dio. L'uomo e il suo angelo custode lavorano fianco a fianco e sono intimamente legati. 

La Tradizione della Chiesa e la Divina Scrittura mostrano spesso gli Angeli e i loro interventi per l'umanità, e di alcuni ci fa conoscere i nomi. San Giovanni Damasceno nel suo Fede Ortodossa dice che "gli Angeli hanno un compito solo, vivendo in Cielo: lodare Dio e servire la sua volontà".  Essi aiutano le persone a comprendere la volontà di Dio e a guidarle verso il Regno dei Cieli, essendo mediatori fra Dio e gli uomini. 

Il mondo è pieno di angeli protettori, e sia nell'Antico Testamento che nel Nuovo Testamento, anche se è nel Vangelo di Matteo che la Chiesa Ortodossa individua la dichiarazione d'esistenza degli Angeli custodi dalle parole di Cristo: 

Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. [Matteo 18:10]

Perché abbiamo bisogno degli Angeli? 

La Tradizione ritiene che ognuno di noi ha il suo angelo per tutta la vita, e occasionalmente Dio invia altri angeli "speciali" in base a necessità o miracoli o qualsiasi intervento celeste. La ragione principale dell'esistenza dell'Angelo Custode è la natura decaduta la quale non ci permette di vivere appieno. L'angelo, come già detto precedentemente, ci sostiene durante la vita e ci guida sulla strada giusta: privi di una guida, ci perderemmo quasi subito nell'oscurità dell'esistenza presente. Gli Angeli non sostituiscono Dio, ma piuttosto lo servono e quindi non prendono il posto della Provvidenza, ma la praticano.  

L'Angelo custode può abbandonarci?

Alcuni santi Padri, come san Basilio e san Girolamo, congiuntamente ad altri autori come Origene, sostengono che in alcuni casi di peccato estremo l'Angelo possa abbandonarci, come ad esempio se compiamo l'orribile peccato di apostasia. Sant'Ambrogio di Milano invece dice che l'Angelo non ci abbandona mai. Non dobbiamo rivolgere al nostro protettore celeste risentimenti o piagnistei quando abbiamo peccato o quando riceviamo un duro colpo dalla vita: non è colpa sua! Gli angeli sono privi del sentimentalismo degli uomini, anche se c'è scritto nella Bibbia che gli angeli si rallegrano (Luca 15:10) o piangono (Isaia 33:7). Questo perché si tratta di espressioni spirituali, rese con linguaggio umano. Quando si discute se gli angeli di due nazioni in guerra sono in conflitto fra loro, si dice che essi - non possedendo l'onniscenza, attributo solo divino - si schierano in difesa del proprio popolo finché Dio non dispone la sua volontà.  

Vedi anche:


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N.B. L'articolo è stato accorciato di alcuni brevi passaggi e il blogger si è permesso di ampliarne alcune parti con inserimenti propri

lunedì 23 ottobre 2017

Postura, recitazione e tempo della preghiera

Ci viene domandato come il cristiano ortodosso prega al di fuori delle grandi sinassi pubbliche, ovvero la divina Liturgia, le Ore, i Vespri e i Mattutini. 

Idealmente il cristiano ortodosso osserva la regola delle preghiere del mattino e della sera, accompagnandole come può con la lettura della Bibbia. Se il cristiano ha tempo, si può dedicare quando vuole alla recita di altre preghiere personali per la propria salvezza, per quella altrui, o per domandare a Dio qualcosa. 

Generalmente, tutti gli ortodossi ritengono che la postura corretta è stare in piedi dinnanzi alle icone domestiche. Tuttavia, molti ortodossi si inginocchiano e si prostrano con frequenza, specialmente nei periodi di digiuno, come atto di pentimento e di adorazione per Dio. Ci sono delle preghiere, come la preghiera di pentimento di sant'Efrem il Siro che si recita in quaresima, le quali addirittura "pretendono" delle prostrazioni. La nostra posizione riflette il nostro stato d'animo e la nostra intenzione. In genere, la "quantità" di prostrazioni quotidiane da dividersi durante le preghiere del mattino, della sera o durante la preghiera libera è una obbedienza che ci viene data dal padre spirituale. Se non ci viene data nessuna obbedienza in tal senso, occorre autoregolarsi. 

Molto spesso, i confessori danno ai penitenti dei canoni o degli acatisti da recitare per un certo periodo di tempo. Inoltre, canoni di preghiera e acatisti sono diventati oggi una devozione popolarissima e vengono recitati anche senza che vi sia un esplicito comando del confessore, ma piuttosto come preghiera devozionale spontanea. Come approcciarsi dunque alla lettura delle preghiere complesse? 

Le preghiere iniziali, ovvero Re Celeste, Trisagio, Santissima Trinità e Padre nostro sono imprescindibili per qualsiasi sessione di preghiera, anche brevissima. Questo perché le corte preghiere di cui sopra sono state composte e pensate per condurre il fedele in preghiera in uno stato spirituale, allontanandolo col pensiero dal resto. Le preghiere iniziali difatti servono ad accompagnare il credente verso il suo atto orante e a prepararlo al resto che segue. Non vanno pertanto recitate di fretta, ma con calma. Al Padre nostro segue l'invocazione "Per le preghiere dei nostri santi Padri, Cristo Dio nostro, abbi pietà di noi". Dopo la quale seguono dodici Kyrie eleison e il Gloria al Padre. Al Gloria si recitano le invocazioni. "Venite adoriamo". A questo punto, è bene non solo dirlo con le labbra, ma anche compiere ciò che diciamo: prostriamoci dunque dinnanzi alle icone domestiche e salutiamole con devozione, baciandole. Dopodiché, si recitano i salmi 50 (51) "Abbi pietà di me o Dio" e il salmo 142 "Signore ascolta la mia preghiera". A questo punto, inizia il canone o l'acatisto vero e proprio. 


"Il marito ammalato", di Vassilij B. Maximov, 1881. Il dipinto mostra lo spirito della moglie devota che prega per il suo coniuge. 

In chiesa, quando il servizio è pubblico, l'acatisto è quasi sempre cantato o recitato. A casa, ovviamente, dato che la preghiera è personale, può anche essere letto con la mente. Capitano spesso momenti di disattenzione o di stanchezza, specialmente se la preghiera diventa lunga: occorre non perdersi d'animo e concentrarsi. Il Signore guarda alla nostra attitudine e al nostro movimento interiore, non alla quantità della preghiera: se non avete tempo, è meglio dire poche e semplici parole con fede e con attenzione che leggere di fretta tre acatisti. Occorre sviluppare, nel tempo, una propria regola, compatibile con il tempo disponibile, alla quale tuttavia ci atteniamo poi scrupolosamente. 

Alcuni usano accendere l'incenso durante la lettura delle preghiere: lo ritengo un ottimo uso. Tutte le grandi parrocchie ortodosse vendono sia i carboncini, che l'incenso, che l'incensiere domestico. Sarebbe opportuno accompagnare ogni sessione di preghiera con la lettura di un passo del Vangelo, e in questo caso i calendari ortodossi (nei quali sono riportate le letture del giorno) possono essere molto utili per darci una lettura e una meditazione al passo con la Chiesa. 

Al posto del Canone, si possono leggere i Salmi, che sono raccomandati da tutti i santi Padri e Madri come una vera e propria medicina dell'anima. In questo articolo del blog Padri della Chiesa, è disponibile una sintesi dell'uso dei salmi come preghiera personale dedicata ad una necessità specifica, secondo l'uso di sant'Arsenio il Cappadoce. Altrimenti, è cosa ottima seguire la semplice progressiva cadenza dei Catismi così come sono regolati nei Salteri ortodossi, recitando almeno un catisma, o anche di più, secondo i consigli del padre spirituale. 

San Teofane il Recluso nelle sue Lettere consiglia di aggiungere sempre una preghiera spontanea, non scritta nei libri, al termine del canone o del salterio. Questa preghiera personale dev'essere vera e quindi non pensiamo che poche e semplici parole non abbiano effetto: non siamo tutti poeti né scrittori, e Dio ascolta con attenzione ogni nostra espressione. L'importante è che la preghiera sia viva. Anche se vi sentite ripetitivi, continuate a parlare al Signore, ed egli vi ascolterà. 

mercoledì 18 ottobre 2017

Che cos'è la Lestovka

La Lestovka, dett anche Scala, è un tipo di corda di preghiera utilizzata in Russia prima del XVIII secolo, quando fu soppiantata a livello ufficiale dal noto komboskini, sebbene molti russi di oggi e di ieri abbiano continuato ad utilizzare questo stile per la produzione delle proprie corde di preghiera. E' rimasta molto popolare fra i Vecchi Credenti, anche se molti russi cosiddetti "novo-ritualisti" ne fanno uso. 

Secondo la tradizione, le quattro facce delle due estremità rappresentano i quattro Evangelisti, e nella lunghezza tradizionale di una corda vi sono sette grani grandi, disposti a eguali intervalli fra quelli piccoli, che rappresenterebbero i sette Misteri maggiori della Chiesa, ovvero i sacramenti. Vi sono poi tre grandi divisori, che sommati ai sette di cui sopra, ammontano a nove intervalli, simbolo (secondo i Vecchi Credenti) dei Novi Cori Angelici. 


Due lestovka molto elaborate 

La lestovka si utilizza così come si utilizza il komboskini, ripetendo ovvero la formula: "Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore".  E' prassi che, qualora non si possa attendere ad un servizio divino, un numero variabile di ripetizioni possa sostituirlo: 700 per i vespri,  500 per la compieta, 1500 per il mattutino, 3000 per la liturgia, sommati ad un numero di prostrazioni secondo le proprie capacità. 

lunedì 16 ottobre 2017

Le "stazioni di preghiera" in Etiopia


In Etiopia il Cristianesimo è molto radicato. Per secoli, gli etiopi sono stati l'unica forza in grado di fermare l'Islam. Mentre i potentati cristiani del Mahgreb, l'Egitto, la Persia e l'Impero Bizantino vedevano i propri territori sempre più assottigliarsi a causa della minaccia musulmana, i regni di Axum e di Abissinia resistevano coraggiosamente alle ondate di conquista arabe. 

Il popolo cristiano dell'Etiopia si è fortificato molto nella sua ortoprassi: circondato da potenti vicini non cristiani da un lato, dal selvaggio deserto dall'altra parte, gli etiopi hanno mostrato un saldo attaccamento alla fede in ogni aspetto della loro vita, comprendendo la caducità della vita umana. Il monachesimo egiziano ha influenzato notevolmente la cristianità etiope, tra l'altro. Per questo, la pratica delle sette ore canoniche è rimasta salda anche fra i laici praticanti, i quali sono soliti pregare sette volte al giorno, memori del Salmo: sette volte al giorno canto le tue lodi (salmo 117:164). 



A cagione di questa grande pietà popolare, poiché il popolo non lesina certo la partecipazione liturgica - a differenza degli ortodossi occidentali, gli etiopi con grande gioia frequentano in massa i Vespri e i Mattutini, la Chiesa Etiope iniziò già dal Medioevo la pratica di costruire piccoli santuari lungo la strada, noti come stazioni di preghiera

In queste piccole cappelle senza altare, su un tavolo appoggiato al muro vi è tutto l'occorrente per recitare le Ore: l'Orologio, la Bibbia, una croce benedizionale, delle candele, un braciere per l'incenso, e le icone principali. In questo modo, ogni credente che si ferma - anche in piccoli gruppi - durante un viaggio, può trovare un luogo conveniente dove recitare le sue preghiere in pace. 



Nessuno si azzarda a rubare gli oggetti di culto, ma anzi, pii fedeli arricchiscono il mobilio e gli strumenti di preghiera donandoli in modo anonimo a questi piccoli spazi, lasciandoli lì. Quanta fede in questo popolo! Non c'è da stupirsi che, nonostante più di mille anni di tentativi di conquista, l'Etiopia non sia mai caduta in mano musulmana. Dovevano arrivare i fucili e i cannoni degli europei - nello specifico, i nostri italiani... - affinché l'Etiopia chinasse il capo. Impariamo a pregare con questo zelo, e Dio ci ricompenserà. 

venerdì 13 ottobre 2017

I bambini e la Confessione

Portare i bambini a confessarsi: una faccenda seria! Quando? Come? A che età? 

La Chiesa Ortodossa ha fissato l'età della prima confessione generalmente intorno a dieci anni, anche se per i bambini di oggi, bombardati dalla pessima cultura contemporanea, potrebbero affacciarsi al vizio e al peccato prima dei dieci anni. In alcune chiese si portano a confessare i bambini a sette anni. Questo comporta che i bambini non siano certamente in grado di affrontare una confessione come un adulto, tuttavia può essere per loro un momento molto formativo. 

Nella prima chiesa ortodossa presso la quale ho frequentato il culto divino, a Firenze, il sacerdote era un anziano padre della diaspora russa, un uomo dalla formazione antica. Sebbene avessi diciassette anni, mi trattò come un bambino, perché spiritualmente lo ero. Il suo esempio è per me emblematico di come un bambino o un adolescente deve essere indirizzato alla confessione.

Prima di tutto, il genitore non deve spingerlo in modo brutale a confessarsi, ma piuttosto presentare la cosa per quello che è: un Mistero. Ai genitori spetta l'arduo compito di dare una base teologica all'atto che il bambino sta per compiere, senza tuttavia essere prolissi o pesanti nei propri discorsi. Il bambino deve comprendere che la confessione è un incontro, principalmente, fra lui e Cristo. Il sacerdote cui esponiamo i peccati o i problemi che ci affliggono è un testimone e un amico prezioso che ci guida e ci aiuta, ma non è lui il nostro centro. Banalmente, "non vado a raccontargli i fatti miei". Piuttosto, vado a incontrare la Misericordia di Dio che mi attende, e il sacerdote è quella persona che mi aiuta a passare questa frontiera. 



Il sacerdote, invece, deve insegnare al bambino come trarre profitto da una confessione. L'esempio del mio primo confessore è di grande aiuto: io non ero ortodosso quando mi avvicinai per confessarmi. Ingenuamente, pensavo mi avrebbe assolto anche se non ero ancora parte della comunità. Mi ascoltò, poi mi disse: "mentre ti prepari per l'ingresso nella Chiesa, ti farebbe bene leggere questo" e mi diede un titolo di un libro spirituale che ho ancora nella mia libreria e che ogni tanto rileggo. Sarebbe utile dare delle letture (e, visti i tempi, link per siti web o titoli di film) dai quai i ragazzi e i bambini, in accordo alla loro età, possono imparare qualcosa riguardo i problemi e i peccati affrontati in confessione. 

Tanto i genitori che il sacerdote dovrebbero far avvicinare i bambini alla confessione senza traumatizzarli, ma piuttosto con dolcezza. Se un bambino ha paura di confessarsi e si rifiuta, non importa impuntarsi affinché si avvicini al sacerdote: lo farà la prossima volta. E' essenziale che il bambino non sia traumatizzato dalla Chiesa e dai suoi ministri, lo stesso vale per la Comunione. Se il bambino ha timore di prendere la Comunione, può essere accompagnato da un genitore fino al calice, non c'è alcun problema in questo. 

Sicuramente, per le prime volte, i bambini non avranno chiari quali siano i peccati da confessare, e potrebbero arrivare con delle idee confuse. Compito del confessore è dare chiarezza e prendere quei momenti come un attimo d'insegnamento, che può lasciare buoni semi per il futuro. Un esempio? un bambino che viene e dice "ho avuto fame" e lo ritiene un peccato. Direi piuttosto che si può approfondire un discorso col bambino, dicendogli: "cerchiamo di avere fame di Dio". Non temete, i bambini capiscono la poesia e la profondità di certe parole molto più degli adulti: questo semino crescerà. 





Aiutare i poveri è rendere onore al Cristo (San Giovanni Crisostomo)

In una delle sue omelie, san Giovanni Crisostomo ci istruisce sul vero senso dell'elemosina e della virtù sociale.


Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto: «Questo è il mio corpo», confermando il fatto con la parola, ha detto anche: Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare (cfr. Mt 25, 42), e: Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli tra questi, non l’avete fatto neppure a me (cfr. Mt 25, 45). Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura.

Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole. Infatti l’onore più gradito che possiamo rendere a colui che vogliamo venerare è quello che lui stesso vuole, non quello escogitato da noi. Anche Pietro credeva di onorarlo impedendo a lui di lavargli i piedi. Questo non era onore, ma vera scortesia. Così anche tu rendigli quell’onore che egli ha comandato, fa’ che i poveri beneficino delle tue ricchezze. Dio non ha bisogno di vasi d’oro, ma di anime d’oro.

Con questo non intendo certo proibirvi di fare doni alla chiesa. No. Ma vi scongiuro di elargire, con questi e prima di questi, l’elemosina. Dio infatti accetta i doni alla sua casa terrena, ma gradisce molto di più il soccorso dato ai poveri.

Nel primo caso ne ricava vantaggio solo chi offre, nel secondo invece anche chi riceve. Là il dono potrebbe essere occasione di ostentazione; qui invece è elemosina e amore. Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d’oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia l’affamato, e solo in seguito orna l’altare con quello che rimane. Gli offrirai un calice d’oro e non gli darai un bicchiere d’acqua? Che bisogno c’è di adornare con veli d’oro il suo altare, se poi non gli offri il vestito necessario? Che guadagno ne ricava egli? Dimmi: se vedessi uno privo del cibo necessario e, senza curartene, adornassi d’oro solo la sua mensa, credi che ti ringrazierebbe o piuttosto non si infurierebbe contro di te? E se vedessi uno coperto di stracci e intirizzito dal freddo, trascurando di vestirlo, gli innalzassi colonne dorate, dicendo che lo fai in suo onore, non si riterrebbe forse di essere beffeggiato e insultato in modo atroce?

Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell’edificio sacro. Attacchi catene d’argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere. Dico questo non per vietarvi di procurare tali addobbi e arredi sacri, ma per esortarvi a offrire, insieme a questi, anche il necessario aiuto ai poveri, o, meglio, perché questo sia fatto prima di quello. Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni. Perciò mentre adorni l’ambiente del culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questi è un tempio vivo più prezioso di quello.

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Tratto da: san Giovanni Crisostomo, Omelie., In Matth. h. 50, 3-4

mercoledì 11 ottobre 2017

Stato Greco e Chiesa Ortodossa sulla recente legge pro fluidità gender (news)

Riporta AgionOros che ieri, 10 ottobre 2017, il Parlamento greco ha votato una legge che permette ai ragazzi dai 15 ai 18 anni di cambiare genere sessuale senza alcun esame medico, semplicemente mandando una lettera di richiesta alla autorità competente. La sessione di voto ha visto i seguenti risultati: 

Su 300 deputati, 13 si sono astenuti. 148 deputati hanno votato a favore della legge in questione, 124 deputati hanno votato contro. Non è una maggioranza schiacciante, anzi, dimostra che il Parlamento era molto diviso, ma il provvedimento è comunque passato.

La legge ha scatenato una ondata di indignazione e di sconvolgimento sociale in tutto il paese. La legge sulla fluidità gender rappresenta la prima vittoria politica del partito di Syriza, poiché 140 dei suoi 144 deputati hanno votato a favore. La legge è stata osteggiata dalla maggior parte dei partiti d'opposizione, per la verità molto eterogenei fra loro, come Alba Dorata (estrema destra), Nuova Democrazia (destra), il Partito Comunista di Grecia (sinistra estrema), Unione di Centro (centristi). Vassilis Leventis, leader della Unione di Centro, ha dichiarato che "la Grecia sta attraversando un periodo anormale, e Tsipras sta mandando avanti gli interessi di un piccolo gruppo, mentalmente malato". 


Il parlamento greco ad Atene 

I Padri dell'Athos, secondo l'agenzia di stampa, hanno commentato con parole molto dure, dicendo che, se continueranno così, i deputati greci chiameranno sul Paese l'ira divina. Il Sinodo della Chiesa Autocefala di Grecia ha commentato dicendo che "il progetto di Legge rappresenta una blasfemia contro la condizione umana e questa legge è un attacco diretto contro la famiglia e l'istituzione tradizionale". 

martedì 10 ottobre 2017

I nomi dei Sette Arcangeli, i loro compiti e il loro significato

Il sito Doxologia.ro ci insegna un dato poco noto, ma di enorme importanza per la vita cristiana: i nomi dei sette Arcangeli e il loro significato, nonché i loro compiti


Icona russa dei Sette Arcangeli

I sette Arcangeli che stanno dinnanzi al trono di Dio sono Michele, Gabriele, Raffaele, Varachiele, Gudiele, Salatiele e Uriele. Tutti i nomi degli arcangeli finiscono in "-ele" (in ebraico: il): perché? Nella lingua ebraica, questi nomi sono dei composti che contengono tutti la parola "Dio" (-Il). 

Michele in Italiano  viene erroneamente tradotto come interrogativo "chi è come Dio?" mentre in ebraico Miha significa "forza": il suo vero significato è "Potenza di Dio". Quando preghiamo san Michele Arcangelo? Per tutte le battaglie del corpo e dello spirito, per rimanere saldi nelle tentazioni e nei digiuni. 

Gabriele significa "Uomo di Dio" e non è un caso che l'Arcangelo Gabriele fu mandato da Dio alla santissima Vergine Maria per annunciare il suo parto: il nome era indicativo della sua missione. L'Arcangelo Gabriele aveva inoltre già svolto la funzione di messaggero presso altri grandi personaggi della storia biblica, come al profeta Daniele e a Zaccaria. Viene dunque pregato per i viaggi (in quanto messaggero). 

Raffaele significa "Comandante Divino" ed è famoso per aver protetto Tobia e Sara nella loro notte di nozze, e per aver guarito il padre di Tobia dalla cecità: viene invocato per la guarigione dell'anima e del corpo. 

Varachiele significa "Benedizione Divina" e nel Terzo Libro di Enoch viene descritto come comandante di 496'000 angeli e appartiene al coro dei Serafini. Viene ritenuto dalla Tradizione ortodossa come comandante degli Angeli delle case, coloro che proteggono le nostre abitazioni. 

Gudiele è l'Angelo del Pentimento, colui che motiva gli esseri umani a pentirsi e a cercare Dio. Sebbene non sia molto conosciuto, la tradizione lo identifica come uno degli Arcangeli più potenti, con miriadi di angeli al suo comando. 

Salatiele significa "Il più alto servo divino" ed è l'Arcangelo responsabile di raccogliere le preghiere degli uomini e portarle a Dio. E' quindi un arcangelo dal ruolo importantissimo: ricordiamocelo quando preghiamo. Viene menzionato nel Libro di Ezdra. 

Uriele, il cui nome significa "Luce divina", è l'angelo che spiegò al profeta Ezdra i misteri di Dio, ed è responsabile di gestire la luce e le energie create da Dio, secondo la Tradizione ortodossa. 

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N.B. Rispetto all'articolo originale in romeno, l'articolo presente è stato ampliato

venerdì 6 ottobre 2017

L'istruzione religiosa secondo la Chiesa Etiope

Poiché sono affascinato dalla civiltà abissina, mi sono più volte dedicato allo studio della civiltà ortodossa etiope, e trovo estremamente interessante - nonché utile per noi ortodossi in Occidente - il modello d'istruzione religiosa che gli etiopi riservano ai loro bambini e ai ragazzi desiderosi di diventare sacerdoti. A mio avviso, la struttura scolastica della Chiesa Etiope può essere un modello per noi: scopriamola insieme.

La Casa delle Letture, ovvero l'istruzione primaria

La Casa delle Letture (Nebab Bet) è presente in tutte le chiese e parrocchie, ed è, per certi versi, una sorta di scuola domenicale molto avanzata. Nelle zone rurali e nei villaggi senza scuola, è l'unica fonte d'apprendimento per i bambini ancora oggi. Nella Casa delle Letture, tolte le materie come i rudimenti della matematica e della lingua etiope corrente, si impara principalmente a comprendere e leggere il Ge'ez, che è l'antica lingua liturgica di questo paese. I bambini imparano il catechismo e le nozioni fondamentali del Cristianesimo. La classe si può frequentare quando si raggiungono i cinque anni di età. Quel che è interessante è il materiale utilizzato per l'apprendimento: per leggere si comincia dal Vangelo di Giovanni o dalle Lettere di Paolo. Nelle classi più avanzate della Nebab Bet, i ragazzini iniziano a recitare i Salmi di Davide e si imparano a memoria i principali, come il salmo 1,  o il salmo 50 (51). Non si affrontano altri brani della Sacra Scrittura.  Nelle nostre scuole domenicali, per i bambini e i ragazzi più grandicelli, si potrebbe impostare il sistema di letture-commento seguendo lo schema etiope, da affiancare alle nozioni di catechismo:

Prima classe: Vangelo di Giovanni e Lettere di Paolo
Seconda classe: Lettere dette Cattoliche e Salmi di Davide

In questo modo, i nostri bambini imparerebbero non solo le semplici didascalie della fede "Dio è così e così, Gesù è così e così etc" ma potrebbero toccare con mano alcuni dei testi fondamentali e iniziare a vedere la grande realtà della Rivelazione senza un eccessivo peso dogmatico, ma al contempo senza lassismo. Inoltre, la recita e l'apprendimento dei Salmi sono molto utili per iniziare i bambini alla realtà liturgica e alla pratica della preghiera personale e comunitaria.

Nei villaggi, l'allievo migliore della Casa delle Letture viene proposto come Lettore ufficiale della parrocchia, rivestendo quindi un certo peso nella "scala sociale" della comunità rurale. Una ragazza di buona famiglia è considerata "sposabile" solo se ha completato il ciclo di studi della Casa delle Letture.


Un gruppo di studenti ortodossi etiopi e il loro maestro (con il mantello arancione)

La Casa della Liturgia

Coloro che desiderano continuare gli studi religiosi vengono poi mandati alla Qedasse Bet, ovvero la "Casa della Liturgia", una scuola secondaria il cui compito fondamentale - lo dice il nome - è formare gli studenti all'arte liturgica.  Questo tipo di scuole si trova solamente nelle grandi pievi rurali (chiese che sovrintendono ad una certa area) oppure presso le grandi chiese urbane. Il maestro insegna ai ragazzi esclusivamente le funzioni del sacerdote e del diacono, gli inni che canta il clero - il coro e i cantori hanno delle classi apposite - e le funzioni liturgiche, in modo che il futuro ordinando sia in grado di compiere autonomamente tutti i riti previsti dal Tipico etiope. La Tradizione, specialmente quella orale, si impara frequentando la Casa e la vita di parrocchia, e non vi sono libri specifici in merito. Una pratica molto diffusa in Etiopia al fine di impartire una istruzione liturgica consiste nel condurre un piccolo gruppo di studenti (o anche studenti singoli) assieme ad un prete anziano e aiutarlo così a benedire case, campi, persone, o a celebrare in luoghi in cui, usualmente, non vi è prete, in modo tale che i ragazzi possano praticare l'arte liturgica. Per diventare sacerdote di una zona rurale non è richiesto un esame di sacra Scrittura o di Patristica, ed è sufficiente venire riconosciuti "abili" a celebrare in modo autonomo da parte del Maestro della Qedasse Bet. Questo fa sì che il percorso scolastico intermedio sia piuttosto breve. Al termine della Casa della Liturgia, il ragazzo degno si sposa e viene ordinato e diventa un diacono: inizia a percepire lo stipendio.

Come ortodossi della Diaspora, potremmo prendere questo sistema per l'insegnamento ai novizi e agli ordinandi, giacché è molto semplice e intuitivo, basato sulla pratica: nelle chiese con l'altare sufficientemente spazioso per tutti c'è possibilità di imparare davvero molto. Inoltre, la lettura meditata delle Scritture o della Patristica può essere impartita tramite lezioni settimanali o regolari, senza che vi sia bisogno di classi rigidamente strutturate come un'aula universitaria. 

La Zema Bet, ovvero la scuola del canto

La Casa del Canto (Zema Bet) è il luogo dove si formano i cantori. Spesso sono i ragazzi migliori delle Case delle Letture che vengono poi selezionati e istruiti, poiché essere cantore ordinato, specialmente nelle zone più povere del Paese, garantisce uno stipendio ecclesiastico, ed è una occupazione considerata molto nobile. I ragazzi studiano in piccoli gruppi, presso i quali il maestro si trova nel mezzo, e gli alunni intorno. Egli stesso o uno degli studenti più anziani impartisce le lezioni di canto e tutti ripetono gli inni. Quando un alunno si sente pronto, si alza in piedi e recita dinnanzi al maestro tutto l'inno: se l'ha memorizzato completamente, l'alunno riceve una promozione, altrimenti deve ripete il corso. Quando un alunno ha memorizzato tutti gli inni principali della Chiesa, è considerato Cantore e riceve la tonsura. 

La Qeme Bet, ovvero il Conservatorio

Come ramo parallelo alla Qedasse Bet, esiste la Qeme Bet, ovvero la Casa dei Poemi. Di fatto, è un conservatorio ecclesiastico. In questa scuola, l'alunno impara non solo ad utilizzare tutti i libri corali e a celebrare da cantore professionista, ma impara anche a comporre musica liturgica secondo i dettami della tradizione etiope. Come esame finale, è richiesto che lo studente scriva, componga e canti un inno da lui inventato dinnanzi alla commissione: se i maestri approvano la composizione, l'alunno è considerato diplomato. 

Metsehaf Bet: La Scuola Alta

L'ultimo grado dell'istruzione ortodossa etiope è rappresentato dalla Scuola Alta, la quale ti dà il titolo di Debtera ("dottore" in teologia). I migliori e più perspicaci alunni della Qedasse o della Qeme vengono inviati a studiare presso le cosiddette Scuole Alte (Metsehaf Bet), perlopiù situate presso grandi monasteri o alla cattedrale delle grandi città. Qui la scuola diventa più simile al sistema occidentale: le classi studiano i Padri della Chiesa (specialmente egiziani e locali), nonché approfondimenti sulla Bibbia e sulla Storia ecclesiastica, oltreché Diritto Canonico, così come il computo del calendario: è richiesto che ogni studente sappia costruire il calendario liturgico e calcolare la data della Pasqua. Una branca speciale della Scuola Alta è chiamata Menekosat, ovvero "(Casa) dei Commenti", e vi si studia generalmente la letteratura monastica. In queste classi il metodo di studio è interessante. Gli studenti si recano in piccolissimi gruppi di quattro o cinque individui presso il maestro, il quale recita un brano delle Scritture o di un trattato patristico. Dopodiché, gli studenti escono e un secondo gruppo di alunni entra in aula. Dopo poco, i due gruppi di studenti si incontrano e devono recitare esattamente le parole che hanno udito: dopodiché, si crea un dibattito su quel brano, guidato dal maestro. Il primo stadio della Menekosat prevede l'apprendimento, la meditazione e la memorizzazione dei Proverbi, e solamente dopo lo studio della letteratura monastica. Generalmente, gli abati e i vescovi sono selezionati fra i debtera della Menekosat

Potremmo adottare questo sistema d'istruzione per le Chiese della diaspora? Io credo che sarebbe un buon metodo non l'esatta copia (improponibile nella nostra civiltà) ma piuttosto il modello può essere la base per un tipo di insegnamento-apprendimento diverso, meno nozionistico e scolastico, e più patristico, nel senso di ricalcare l'antico modello duale di discepoli-maestri, capace di formare nel profondo la coscienza di un futuro ordinato.

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Tutte le informazioni sul sito ufficiale della Chiesa Ortodossa Etiope

Un caso iconografico: La Madre di Dio di Chenstokhova

La << Madre di Dio di Chenstokhova >> (Ченстоховская икона Божьей Матери) è una icona molto particolare e molto discussa. In grafia polacca, è conosciuta come Madre di Czestochowa. Ebbene sì: pare che gli ortodossi venerino l'immagine del famoso santuario cattolico di Jesna Gora. 


Una moderna icona russa della Madre di Dio Di Chenstokhova e, qui sotto, una copia più fedele all'originale:



Secondo la Tradizione, questa icona fu donata alla santa imperatrice Elena Isoapostola nel 326, quando ella visitò Gerusalemme alla ricerca della santa Croce. L'icona fu portata a Costantinopoli e adornò la cappella privata degli imperatori per circa cinque secoli, poi se ne perse traccia. Il fatto straordinario è che l'originale, secondo l'agiografia, è dipinta sulla tavola da pranzo della sacra Famiglia, ovvero la mensa su cui mangiavano il Gesù bambino, san Giuseppe e la santissima Vergine Maria. 

La prima apparizione nella Storia moderna di questa icona è del XIII secolo, quando il principe ortodosso di Galizia, Lev Danilovic, collocò l'icona nella cappella del suo castello di Belz "in pompa magna" come dicono le Cronache. La fortezza fu poi conquistata dal principe polacco Vladislav Opolski, il quale ebbe cura che l'icona venisse tutelata e lasciata al suo posto. Poco dopo, i tartari assediarono Belz di nuovo. Il principe polacco decise di esporre l'icona sulle mura del castello, e i turchi ne colpirono una parte con una freccia. L'icona iniziò a sanguinare e, contemporaneamente, sull'esercito tartaro si manifestò una nebbia oscura, la quale spaventò i tartari che fuggirono lasciando l'assedio. Il principe Vladislav decise dunque di dare all'immagine miracolosa un degno luogo di culto e fece costruire nel 1352 il monastero cattolico di Jesna Gora, sulla montagna di Czestochowa, guidato dall'Ordine Paolino. 

Una copia dell'icona Chenstokhovskaja apparve a Pietroburgo nel 1711 insieme ad una immagine della "Madonna delle Sette Spade" (ovvero dei Sette Dolori), di chiara ispirazione cattolica. In quegli anni, con la riforma ecclesiastica di Pietro I il Grande, la Russia si stava occidentalizzando. Le due immagini ebbero una enorme diffusione fra XVIII e XIX secolo, e furono presentate in numerosi cataloghi iconografici russi. Negli anni 1840, alla Lavra delle Grotte a Kiev, veniva cantato un Acatisto alla Madonna di Czestochowa dallo ieroschimamonaco Teofilo, al cui rito partecipavano moltissimi fedeli, e anche molti malati.  

Attualmente, l'icona in questione è la protettrice ufficiale dell'Aviazione della Federazione Russa. 

L'icona di Czestochowa non è l'unico caso di "icona condivisa" fra cattolici e ortodossi: sono molte le icone o le immagini cattoliche che vengono venerate dagli ortodossi, specialmente nelle regioni di confine. 

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Le informazioni e l'icona contemporanea sono prese dal sito russo Miloserdie.ru.  

giovedì 5 ottobre 2017

Dogma, Teologumeno e Parere teologico: fondamenti della Dogmatica

Qual è la differenza fra un dogma, un teologumeno e un parere teologico? Risponde il manuale per il seminario Dogmatica Ortodoxa.

Il Dogma

I dogmi, (dal greco δόγμα, dógma; essa deriva dal verbo δοκέω, dokéo, ossia "ritenere" e imparentato col latino doceo, "insegnare") sono, nel linguaggio teologico cristiano e ortodosso, le verità di Fede, verità rivelate e intangibili, sicure e perfette, imprescindibili per la corretta espressione della fede, del culto e dell'essere credenti, giacché furono formulati dalla Chiesa per la difesa stessa del Cristianesimo nella sua forma dottrinalmente pura (in greco ὀρϑοδοξία, orthodoxìa, "retta opinione"). I dogmi sono compresi nella Rivelazione di Dio, nella Santa Scrittura e nella Santa Tradizione, secondo l'insegnamento dei Padri. 

I dogmi, benché implicitamente contenuti nella Rivelazione di Dio a opera del nostro Signore Gesù Cristo e nei testi biblici, sono stati spesso formulati dai Concili della Chiesa lungo la Storia per controbattere eresie e mostrare la retta via agli erranti. Il Concilio è la riunione di tutti i vescovi, prelati, sacerdoti e intellettuali cristiani, benedetta dallo Spirito Santo, per discutere di grandi problemi teologici che minano la salute e l'unità della Chiesa di Dio. I Concili ritenuti Ecumenici, ossia Universali, sono sette, e in questi sette Concili fu formulata la Fede Ortodossa. Il carattere indelebile e sacro del dogma si manifesta nel totale accordo fra i Padri e la Tradizione, nonché l'esperienza viva della Chiesa, nella predicazione del dogma stesso. Il Cristiano è considerato tale quando crede e professa tutti i dogmi della Chiesa Una, Santa, Universale e Apostolica nella sua fede Ortodossa.


Chiesa cattedrale della Santa Trinità alla Lavra di Pochaev (Ucraina)

Il Teologumeno

Per teologumeno si intende una un parere teologico che può essere base per un futuro dogma, giacché è contenuto in molti scritti patristici lontani nei tempi e nei luoghi, manifestandosi dunque come opinione diffusa. Molti teologumeni sono concezioni dei Misteri o dell'esistenza umana formulate dai grandi Maestri come san Basilio Magno, san Gregorio Magno, o san Giovanni Crisostomo: i teologumeni generalmente sono ritenuti validi e corretti dalla maggior parte dei teologi e dei Padri che ci hanno preceduti, con dunque consenso unanime della Chiesa circa l'espressione teologica posta in essere. Il teologumeno, a differenza del dogma, non è correlato all'obbedienza allo stesso, ossia, in altre parole, non è necessario credere al teologumeno per considerarsi ortodossi, essendo una scelta soggettiva, e appunto non dogmatica, prestare fede al teologumeno. 

L'opinione teologica

L'opinione teologica è una convinzione o idea particolare di un teologo o di un Padre della Chiesa che è considerata assolutamente soggettiva e parziale, sebbene sia rispettata, giacché non è presente nella Rivelazione. 

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TRADOTTO DA: Dogmatica Ortodoxa, manual pentru seminarile teologice, Editura Renasterea - Cluj Napoca, 2005, AA.VV.

Come una Chiesa Locale diventa Autocefala

La domanda "come una Chiesa Locale diventa Autocefala" che mi è stata posta in questi giorni necessita di un approfondimento molto serio e bilanciato. L'articolo che segue non vuole essere in alcun modo un documento di valore dogmatico, ma piuttosto una risposta semplice ad un tema complesso

Per Chiesa Locale si intende un insieme di parrocchie, rette da un vescovo (quindi di una diocesi), almeno nell'epoca antica. Con la nascita del sistema pentarchico nel 325 a Nicea, il rapporto fra diocesi e patriarchi muta sensibilmente: nascono raggruppamenti macroscopici (i patriarcati), dei raggruppamenti mediani (le metropolie) e rimangono invariate le Chiese Locali, ovvero le diocesi: la struttura intende modellarsi sulle Province dell'Impero Romano per snellire le difficoltà burocratiche e amministrative. 

Con il passare del tempo, alla necessità amministrativa si aggiungono ben presto pretese culturali, del tutto legittime: un insieme di diocesi decide che, per il benessere del popolo locale, la Chiesa deve dirsi autocefala, ovvero indipendente dalla Chiesa Madre cui fa riferimento. Le motivazioni possono essere molteplici, che più avanti analizzeremo. 

Dal punto di vista del Diritto Canonico, non esiste un "rito di Autocefalia", ovvero un sistema preciso e univoco col quale chiamare l'Autocefalia all'esistenza. Piuttosto, sono le singole situazioni storiche e temporali a determinare l'assetto, la nascita e infine la proclamazione di una realtà autocefala. 

Perché una Chiesa Locale possa pretendere l'Autocefalia, devono tuttavia sussistere certi elementi, come ad esempio:

a) Una certa Autonomia amministrativa rispetto alla Chiesa Madre di riferimento.

b) una cultura, lingua, tradizioni diverse da quelle della Chiesa Madre.

c) Necessità pastorali, amministrative ed economiche. 

d) La presenza di almeno tre vescovi nel territorio che vuole proclamarsi Autocefalo, affinché non ci sia necessità di chiamare vescovi esterni per ordinare un nuovo vescovo al momento del decesso di uno dei membri del Sinodo.

e) Un numero sufficiente di parrocchie, enti morali, chiese, monasteri e associazioni religiose che possano mantenere la Chiesa Locale nell'espletamento di tutte le sue funzioni.

f) Lo Stato Nazionale in cui la Chiesa Locale opera deve essere indipendente e sovrano. 

g) Il riconoscimento da parte dello Stato nel quale la Chiesa Locale opera come Chiesa. 


Come si domanda e si ottiene l'Autocefalia

L'Autocefalia non può mai essere "autoproclamata" per essere ritenuta valida. I membri della Chiesa Locale si riuniscono e scrivono un documento formale nel quale domandano la costituzione della Chiesa Autocefala, inoltrandolo poi non solo alla Chiesa Madre, ma a tutte le Chiese Autocefale esistenti, domandando che la Chiesa Locale venga accettata come autocefala e adducendo argomenti convincenti sul perché una data Chiesa deve essere indipendente. Occorre ricordare che, ad ogni modo, la decisione finale se accordare o meno l'indipendenza spetta alla Chiesa Madre di riferimento.

Se la Chiesa Madre decide di accordare l'Autocefalia, essa stessa chiama un Sinodo al quale parteciperanno anche i gerarchi della Chiesa Locale "in evoluzione". Durante il Sinodo viene preparato un Tomo Sinodale, ovvero un documento che attesta la nascita e la benedizione della nuova Chiesa come autonoma e autocefala, coi suoi statuti e il suo Tipico. Sempre durante il Sinodo viene inviata una lettera a tutte le Chiese Ortodosse nella quale si domanda di riconoscere la presenza di una nuova realtà autocefala: è il consensus Ecclesiae dispersae senza il quale è impossibile procedere. Se la risposta dei patriarchi e dei metropoliti autocefali è affermativa, si procede al riconoscimento ufficiale della Chiesa Autocefala. 

La Chiesa Madre utilizza per l'ultima volta il suo potere indicando chi sarà il Primate della Chiesa neo-autocefala: dopodiché, il suo nome viene inserito nei Dittici, ovvero nell'elenco delle autorità ecclesiastiche, e sarà ricordato ad ogni divina liturgia patriarcale o metropolitana. 

Casi moderni di autocefalie respinte o in discussione:

- L'OCA (Orthodox Church of America) è una giurisdizione che fa capo al Patriarcato di Mosca, ma che non ha ricevuto l'approvazione ad essere autocefala da parte del Patriarcato Ecumenico e dalle Chiese della sua orbita. In questo caso, la Chiesa di Mosca ha preferito dichiararla comunque autocefala, destando un dibattito attivo ancora oggi. I sacerdoti del Patriarcato Ecumenico possono difatti rifiutarsi, canonicamente, di concelebrare coi membri dell'OCA. 

- Finlandia. In Finlandia, attualmente, esistono due chiese ortodosse autocefale, non in comunione fra loro, ma entrambe in comunione col resto del mondo ortodosso! sembra stranissimo, ma questo ha origine da chi ha concesso l'autocefalia e come. Difatti, la Chiesa Ortodossa di Finlandia ottenne l'Autocefalia dal Patriarcato Ecumenico, mentre una porzione della stessa rimase sotto il Patriarcato di Mosca. 

- Ucraina. La situazione è veramente complessa e sono stati sparsi fiumi d'inchiostro sullo stato ecclesiastico dell'Ucraina. Non è mia intenzione affrontare il dramma politico e religioso del popolo ucraino oggi, ma occorre semplicemente, ai fini del nostro studio, conoscere la situazione fondamentale del Paese. L'Ucraina al momento vanta numerosi gruppi "autocefali" senza riconoscimento ufficiale da alcun patriarcato, mentre la Chiesa Ucraina ufficiale è sotto la giurisdizione di Mosca con uno status di autonomia (ma non di autocefalia). Il patriarcato di Costantinopoli, al contrario, ha inviato numerose delegazioni al Patriarcato di Kev guidato da Filarete, le quali hanno destato scandalo nell'opinione pubblica [La notizia qui]. Allo stato attuale delle cose, nessuna Chiesa che si dice autocefala è stata riconosciuta tale sul suolo di questo paese. 

Abkhazia. Dopo la guerra dei primi anni Duemila, la regione separata dell'Abkhazia ha creato la sua Chiesa Autocefala senza il consenso delle altre: ne parlai in un articolo di poco tempo fa.

VEDI ANCHE:

L'Autonomia secondo il Concilio di Creta (2016) - in italiano. 




lunedì 2 ottobre 2017

Antico canto russo "Anima mia peccatrice"

Presentiamo in italiano la traduzione di una cortissima canzone popolare medievale russa, Душа моя прегрешная, ovvero "anima mia peccatrice". Nei tempi passati questo inno al pentimento si cantava nei giorni di digiuno in chiesa, aspettando l'Eucarestia (fra i vecchi credenti ancora si canta), e veniva comunemente cantato anche fuori dalla liturgia, come canzone per le feste di paese, per i raccolti, per i viaggi. 


Un villaggio russo 

Versione italiana

O anima mia, peccatrice, perché non piangi?
Piangi, anima mia, piangi!
Nelle lacrime troverai consolazione

Perché se non sarai in grado di piangere nel giorno della morte,
i tuoi peccati ti tormenteranno nel sonno eterno.
Rifiuta l'abito peccaminoso col pentimento,
perché se non abbandonerai i tuoi peccati,
certamente dall'inferno non potrai scappare.

I sofferenti indossano corone cantando l'angelico inno:
Alleluia, Alleluia, Alleluia.

Sotto è offerto un video con la melodia in lingua originale




Testo originale in russo:

Душа моя прегрешная,
что не плачешься?!
Ты плачь, душа, рыдай всегда,
тем утешишься.
Не сможешь ты тогда плакати,
когда приидет смерть.
А по смерти грехи твои
обличат тебя.
Скинь одежду ты греховную
в покаянии.
А не скинешь ты грехи свои -
Ада не минешь.
Страдалицы венцы носят
на главах своих.
Они песни поют архангельские:
Аллилуйя, Аллилуйя, Аллилуйя!


Come dedicare la settimana a Dio


Come sappiamo, la settimana cristiana conserva una memoria liturgica fissa: il lunedì è dedicato agli Angeli, il martedì a Giovanni Battista, il mercoledì al tradimento di Cristo da parte di Giuda Iscariota (si venera la Croce), il giovedì è dedicato ai santi apostoli, il venerdì è dedicato alla Santa e preziosa Croce, il sabato è dedicato alla Madre di Dio, ai santi e ai defunti, e la domenica è dedicata alla Resurrezione di Cristo. 

Se comprendiamo il senso di queste commemorazioni fisse, possiamo "farle nostre", come si dice, e impostare una vita di preghiera in sintonia con le dedicazioni ecclesiastiche.



Prendiamo ad esempio il Lunedì. Il lunedì è il giorno che la Chiesa ha consacrato alle Potenze incorporee, agli Angeli. Gli Angeli sono i servitori di Dio e sostegno degli uomini. Dedicare il lunedì agli Angeli significa pregare le sante Potenze che ci siano di sostegno nelle nostre attività, e, in ossequio al significato del servizio, compiere un'opera di carità per la nostra famiglia o per i vicini. Nei monasteri si digiuna anche di lunedì, visto come un servizio a Dio. Nelle famiglie, per qualche necessità, potremmo dedicare il giorno al digiuno, in ispecie se cerchiamo il favore divino per qualche nostra incombenza. 

Il martedì è invece dedicato a San Giovanni il Precursore, colui che battezzò il Signore Gesù Cristo nel Giordano. San Giovanni fu un grande asceta, ed è la vetta più alta della profezia dell'Antico Testamento: l'ultimo dei Profeti. In lui si sommò tutta la sapienza e la corretta visione degli antichi, e aprì le porte alla Salvezza. Il ricordo del Battista dovrebbe spingerci a considerare il martedì come un giorno di preparazione spirituale: dedichiamolo alla lettura e alla meditazione delle Scritture. 

Il mercoledì è il giorno in cui si serba memoria del tradimento di Giuda e delle sofferenze del Salvatore. E' un giorno di digiuno e di penitenza. Dedichiamo il digiuno del mercoledì alle nostre passioni, ai nostri errori, alle nostre mancanze, chiedendo a Dio di perdonarcele e di ottenere la virtù dell'obbedienza al comandamento di Cristo, memori del suo esempio: "passi da me questo calice, ma non come voglio io, bensì come vuoi Tu". 

Il giovedì è dedicato ai santi Apostoli, maestri del mondo: tramite il loro sforzo, il Vangelo è stato portato nell'Impero Romano e da questi si è diffuso poi in tutto il mondo. E' un giorno di festa, nel quale celebriamo la potenza della grazia nella Chiesa, ma possiamo dedicarlo a compiere un'opera di bene nel mondo: elemosine, offerte, visita ad un parente o un vicino bisognoso, in memoria della predicazione degli Apostoli e delle loro oblazioni. 

Il venerdì è il giorno della Santa Croce. Anche di venerdì, teniamo un giorno di digiuno, commemorando il sacrificio di Cristo per redimere l'umanità intera. Dedichiamo il digiuno del venerdì chiedendo a Dio di avere misericordia del mondo intero, del nostro Paese, e dei poveri e dei miseri. 

Il sabato è un giorno di grande cura spirituale. Vengono commemorati tutti i santi, fra i quali spicca la Madre di Dio, ed è il giorno della memoria dei defunti. E' buon costume recarsi al cimitero per salutare i propri cari, e portare una offerta alla chiesa per la loro memoria (parastasi  o panichida). Prepariamoci degnamente alla domenica andando ai Vespri serali, unendoci così al coro dei santi e degli angeli che, insieme con tutti i vivi e gli addormentati, aspettano l'alba senza fine dell'Apocalisse.

La domenica è una festa. E' il trionfo di Cristo sulla morte, sul peccato e sul vecchio uomo, e la costituzione della Nuova Israele, la Chiesa. La domenica celebriamo la Resurrezione dai morti del nostro Salvatore, Gesù Cristo, e l'inizio dell'era della salvezza per la razza umana. In questo giorno, andiamo dunque in chiesa e comunichiamoci a divini Misteri di Cristo, con gioia e letizia. Dedichiamo il tempo dopo l'officio domenicale all'amore per il prossimo, in primo luogo per la nostra famiglia. 

La settimana viene così trasfigurata, insieme con noi, se digiuniamo, preghiamo e frequentiamo la chiesa, tramite piccoli e frequenti gesti di fede, di amore, di carità, e di rispetto per Dio. 

domenica 1 ottobre 2017

L'iconostasi domestica: il cuore della casa

La casa è lo spazio più intimo e personale di ogni uomo e donna sulla Terra. Abbiamo i nostri spazi notturni, dove dormiamo, i nostri spazi giornalieri, dove mangiamo, leggiamo, studiamo, guardiamo la televisione, e i luoghi dove lavoriamo (se lavoriamo in casa). La casa è parte di noi: possiamo immaginarci senza un luogo dove tornare? Non credo proprio: per questo la casa cristiana deve essere addobbata con cura perché è un riflesso della nostra vita. 


Non può mancare, nella casa ortodossa, l'angolo delle icone. L'angolo delle icone, detto anche iconostasi domestica, non deve essere per forza grande e coprire un'intera stanza. Se lo spazio è angusto, è sufficiente una piccola porzione di muro o un tavolino. Idealmente, l'iconostasi domestica è orientata, ovvero rivolta a oriente. Cosa deve essere presente in ogni casa cristiana? una immagine di Cristo, una della sua santa Madre, e idealmente l'icona del santo protettore della famiglia, se ce ne è uno. Altrimenti, i santi di tutti i membri della famiglia, o una immagine dell'Angelo Custode. Dopodiché, la pietà popolare insegna che le immagini possono avere qualsiasi soggetto religioso o liturgico: la santa Croce, il ciclo delle feste, l'icona della Trinità, della Resurrezione e così via.

E' importante che ci sia una lampada o una candela a illuminare se non tutte le icone, almeno l'angolo di per sé. L'angolo delle icone in una casa cristiana non è un mero riempitivo decorativo e neppure un "obbligo" ma è parte integrante della preghiera personale e familiare: è il punto di ristoro spirituale della casa. Quando preghiamo, ci poniamo in piedi o in ginocchio dinnanzi alle icone radunate sull'iconostasi domestica. Quando leggiamo la Bibbia, il Salterio, o ci poniamo in qualche opera spirituale, è bene sempre prima pregare dinnanzi alle icone. Prima di uscire di casa, baciamo sempre le nostre icone e domandiamo la benedizione del nostro viaggio. Come? lo dice il santo Teofane il Recluso:

Salutate le icone della vostra stanza con alcune prostrazioni chiedendo in umiltà al Signore di passare devotamente la vostra giornata. [Teofane il Recluso, Lettere, lettera XXXIII]

L'iconostasi domestica può essere anche fonte di pedagogia per i nostri figli. In che modo? senza molta speculazione - inutile per i bambini, possiamo semplicemente mostrare loro le icone, spiegare in modo semplice chi sono i soggetti riportati, insegnare loro gli elementari gesti di preghiera facendoli pregare insieme con gli adulti. Inoltre, tenere pulita e in ordine l'iconostasi domestica, così come riempire l'olio delle lampade e usare i libri devozionali, da al bambino una idea generale di ordine e pulizia personale, utile per la vita, nonché un certo tipo di impegno. 

Un vecchio adagio monastico dice che così come è la nostra cella, così è il nostro cuore. Lo stesso può dirsi per la casa: una casa senza un angolo di preghiera è una casa dal cuore freddo. A costo di essere noioso, ripeto che non è importante avere chissà quante icone, importante è l'attitudine di preghiera domestica che non va mai dimenticata. 

Antica preghiera anglosassone per la Comunione

Dal Libro di Cerne, presentiamo in lingua italiana una semplice e meravigliosa pregare che il santo asceta Alchfrith di Lindisfarne (+780) usava per prepararsi alla Comunione


Preghiera di san Alchfrith di Lindisfarne per l'Eucarestia

Padre Santo, Onnipotente e Onnipresente, io ti supplico, per il Tuo Nome e per il tuo Spirito Paraclito, imponi la tua mano maestosa, vieni in mio aiuto, soccorrimi affinché possa diventare degno di ricevere i divini Misteri del Figlio Tuo Gesù Cristo, il santissimo suo Corpo e il suo prezioso Sangue. Concedimi il perdono dei peccati e la protezione della mia anima e del mio corpo da ogni influenza dell'antico nemico e dai pericoli di questo mondo; salvami dai pensieri disordinati degli spiriti impuri affinché non mi tentino con la loro superbia, ma piuttosto allontanali da me, o Dio, per mezzo della tua Maestà, Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.