lunedì 18 dicembre 2017

Digiunare (San Paisio Velicikovskij)

San Paisio Velicikovskij (+1794) è stato un asceta e un monaco del XVIII secolo, chiamato anche il "rifondatore dell'esicasmo" nelle regioni della Moldavia: con decine di discepoli riformò la spiritualità monastica a Dragomirna, e influenzò notevolmente anche Optina. Da questi passi della Filocalia slava riceviamo un grande insegnamento sul digiuno

 Per quanto riguarda la quantità di cibo da mangiare nei periodi di digiuno, ognuno deve prendere su di sé una regola non troppo pesante, in accordo con la propria capacità: alcuni difatti sono forti, altri deboli. Difatti, accade che alcuni si privano molto nei primi tempi, per poi cadere e mangiare cibi deliziosi: questo significa costruire e poi distruggere: il corpo troppo provato cerca consolazione. Prendi come regola quella di mangiare ogni giorno, e mano a mano togli qualcosa: sarà impossibile cadere. Del resto, un inizio smodato è sintomo di vanagloria e di mancanza di discernimento; al contrario, la continenza è una virtù che piega la carne. Il Signore ha sopportato un lungo digiuno ( i quaranta giorni nel deserto), così come Mosè ed Elia, ma solo una volta nella vita. Altri si sono imposti un lungo digiuno per domandare qualcosa al Creatore, e si sono limitati ad un certo tempo, in conformità con la Sacra Scrittura e la legge naturale. Dalle vite dei Santi Padri e dalla vita del nostro Salvatore è evidente che dobbiamo trovarci un lavoro, spirituale o materiale, da accompagnare al digiuno: non indeboliamoci troppo col digiuno smodato e non pecchiamo di ozio nell'inattività. C'è una misura e l'insegnante di questa è la tua coscienza. Non tutti possono avere la stessa regola: alcuni sono fatti di ferro, altri di rame, altri ancora di cera. E così, magari, secondo la tua possibilità, mangia solo una volta al giorno, ma non digiunare nei sabati, nelle domeniche e per le feste. 

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TRATTO DA

La Piccola Filocalia russa, vol. IV, "San Paisio Velicikovskij", st. Hermann Press 1994. Pag. 74-75

domenica 17 dicembre 2017

Inviati da Costantinopoli si incontrano con una delegazione di Filarete (news)

Dal sito ufficiale del Patriarcato di Kiev veniamo a conoscenza che il giorno 15 dicembre 2017 l'arcivescovo Daniel Zelinski (UOK-America) e il vescovo Ilarione Rudyk della Chiesa Ortodossa del Canada (dipendente dal Patriarcato Ecumenico) si sono incontrati col beneplacito dei rispettivi patriarchi, per discutere "cose di comune interesse" come riporta il sito della Chiesa di Kiev.

Purtroppo, il sito ufficiale non fornisce alcuna prova fotografica né ulteriori commenti all'evento.

In foto, la cattedrale di san Vladimiro, sede del patriarcato di Kiev

sabato 16 dicembre 2017

Al Re Michele: un saluto dall'Italia

Si sono conclusi oggi i riti funebri per sua Maestà il Re Michele di Romania, morto pochi giorni fa. Il monarca, assai amato dal suo popolo, ha ricevuto ogni onore possibile per la circostanza, circondato dall'affetto della nazione romena e delle autorità civili e militari, nonché da un grande tributo della Chiesa. Il presidente Klaus Iohannis, benché non ortodosso, ha diramato un lutto nazionale di tre giorni che si è concluso oggi (sabato) per la memoria del Re. 


Iliu Maniu, primo ministro nel 1928, baciò la mano dell'allora principe Mihai come previsto per la figura del re. 

Oltre al legittimo amore genuino che il popolo romeno ha per il suo ultimo sovrano, una domanda nasce spontanea: perché la Chiesa ha voluto investire così tanto nell'ultimo saluto al Re? Per un fatto semplice, che quasi tutti si sono dimenticati. Il Re Michele fu l'ultimo sovrano ortodosso ad essere unto e incoronato con una solenne investitura religiosa nel 1940. E' un dovere della Chiesa prendersi cura del sovrano da lei scelto e unto col sacro Crisma. 


Il diciottenne re Michele bacia il vangelo al suo ingresso in chiesa

Questo fa di lui, di fatto, l'ultimo sovrano ortodosso incoronato con rito religioso. Il suo breve regno di appena 7 anni (fu incoronato a diciotto anni), dal 1940 al 1947, fu denso di avvenimenti storici e il Re Michele ha sempre sopportato l'esilio con umiltà, ma tentando di tornare ben due volte senza riuscirci. Fu solamente col crollo del regime comunista che poté rientrare in patria e fu accolto da un milione di persone. Per tutta la vita lontano dalla sua terra, mai negò a sé stesso e al mondo di considerarsi Re del suo paese.

Il Patriarcato di Bucarest e di tutta la Romania ha richiesto ai suoi sacerdoti di commemorare il Re Michele in tutti i riti liturgici per i defunti.  

Anche noi lo commemoriamo, ad ogni modo, come si confà alla memoria di un monarca cristiano. Che la terra ti sia lieve, re Michele, e sia eterna la tua memoria. 

Veşnică pomenire!

La Chiesa Greca non appoggia la Bulgaria sulla questione macedone (news)

Secondo Romfea, il santo sinodo della Chiesa Ortodossa Greca non ha appoggiato la decisione della Chiesa Bulgara di diventare la Chiesa Madre della Chiesa Macedone indipendente. 

La decisione del sinodo bulgaro, secondo i greci, è quindi "contraria al diritto canonico", poiché la Chiesa di Bulgaria si sarebbe intromessa nel territorio canonico della Chiesa Serba. Secondo la Chiesa Greca, la questione deve essere portata dinnanzi al giudizio del Patriarcato Ecumenico: questo comporterebbe una vera e propria seduta conciliare che provocherebbe dibattiti e, probabilmente, un inasprimento delle relazioni fra la Chiesa serba e quella bulgara. 


La nuova cattedrale macedone di Strumica, costruita nel 2012, per la chiesa autocefala

Inoltre, la Chiesa di Grecia ha invocato "prudenza" sulla questione macedone, e invita le parti a incontrarsi. 

Non rimane che aspettare i pronunciamenti delle altre Chiese, per conoscere l'esito della questione macedone. 

giovedì 14 dicembre 2017

Tradizione e Consuetudine nella Chiesa Ortodossa

Mi è stata fatta la seguente domanda: "Come mai ogni chiesa ortodossa  ha i suoi usi diversi? Sono andato dai russi e celebravano in un modo, poi mia moglie - romena - mi ha portato alla sua chiesa, dove celebrano in modo un po' diverso, e presumo che i greci faranno in un altro modo ancora. La Chiesa Ortodossa è dunque una, o sono tante?"  Provo a rispondere qui, nel blog, a beneficio di molti, nonché come nota personale

La Chiesa Ortodossa ha preservato la Santa Tradizione, ovvero liturgie, sacramenti, dottrine, dogmi e teologia, nonché ecclesiologia e morale, immutata in ogni sua parte. In altre parole, la Chiesa Ortodossa, in ogni sua ramificazione terrena (le Chiese Locali) mantiene la stessa teologia. Altra cosa sono le "tradizioni" con la t minuscola, che preferirei chiamare consuetudini, o "usi". Un certo modo di celebrare, uno stile di canto, un paramento... non sono certo un problema se cambiano. Sono usanze sociali e religiose che fanno parte dell'esperienza collettiva, del bagaglio spirituale di un dato popolo di un dato posto. In alcuni luoghi, ad esempio, le Porte Regali sono aperte per quasi tutta la liturgia: in altre Chiese avviene esattamente il contrario. Ad esempio, in alcuni luoghi gli offici per i morti si fanno presso dei tavoli col cibo, nei paesi slavi (specie in Russia) vi sono invece altari appositi per i morti, e il cibo è portato solo di rado. Nessuno di questi usi è migliore di un altro. In alcune Chiese è consuetudine avere i sacerdoti mitrati, in altre Chiese questi non esistono: è forse peccato indossare - o non indossare - una mitria? Di esempi potremmo farne a decine. 

Il problema è scambiare la Consuetudine per Tradizione, e pretendere che tutti si adattino ad una consuetudine così come dovrebbero adattarsi al dogma. Non possiamo e non dobbiamo pretendere che popoli estranei ad una data usanza la assumano, perché le usanze nascono in modo naturale secondo le contingenze storiche e sociali di un popolo. Piuttosto, possiamo pensare che le consuetudini arricchiscono un grande mosaico ma non sono che piccoli tasselli di una grande immagine: se li facciamo diventare la parte centrale, il resto dell'immagine risulta invisibile. 

La Chiesa Serba "disorientata" sulla questione Macedone (news)

Come abbiamo avuto modo di sapere circa la nuova situazione della Chiesa Macedone con l'impegno verso la canonicità da parte della Chiesa Bulgara, così il giornale serbo Politika lascia intendere che la Chiesa Serba, cui spetterebbe la giurisdizione sulla Macedonia, è "disorientata" sulla questione ecclesiastica dello Scisma Macedone. Dalla fine degli anni '60 del secolo scorso, come abbiamo visto, la Chiesa Macedone di Ohrid si pose in scisma da Belgrado proclamandosi autocefala. 

Nelle ultime settimane, il patriarca Neofito ha deciso di perorare la causa dei macedoni e ha svolto il ruolo di intercessore presso le Chiese Autocefale del mondo, con l'intento di far riconoscere i Macedoni come Chiesa canonica a tutti gli effetti. In questi giorni, numerose ambascerie macedoni e bulgare si incontrano per discutere i termini del reintegro dei Macedoni nella ortosfera

I Serbi, al contrario, non sono felici di quanto sta accadendo. Nel 2002 i macedoni parve volessero tornare sotto la Chiesa serba, ma alla fine si decisero per rimanere saldi nell'idea dell'autocefalia. Da allora, la Chiesa Serba incessantemente ha proclamato che la Macedonia è suo territorio canonico. La decisione della Chiesa Bulgara è quindi uno smacco pericoloso per le relazioni intra-ortodosse. 


Il sinodo della Chiesa di Serbia (fonte: Pravoslavie.ru)

Secondo Alexander Racovic, storico serbo, si è venuto a creare un connubio fra il nuovo governo macedone e la Chiesa Autocefala di Macedonia. Zoran Zaev, nuovo presidente della Macedonia, è infatti filo-bulgaro e quindi il prof. Racovic lascia intendere che la Bulgaria, tentata da una egemonia financo politica sulla Macedonia, si è ritrovata a collaborare anche religiosamente coi vicini macedoni. Quale che sia la realtà dei fatti, non dovrebbe turbare la formazione di una Chiesa Autocefala in un luogo dove, tra l'altro, esisteva già un'antico Arcivescovato Autocefalo fin dal medioevo. 

mercoledì 13 dicembre 2017

Chiesa Bulgara invia un rappresentante in Macedonia (news)

Ormai, la "questione macedone" interessa tutti. Ebbene sì, i primi timidi passi della Chiesa Macedone,  scismatica dalla Chiesa Serba, verso una risoluzione canonica, si sono concretizzati in una visita di un emissario della Chiesa Bulgara durante una celebrazione della Chiesa Macedone, come riporta il sito ufficiale della Chiesa Bulgara

Il vescovo Sioni di Velichka per la Chiesa Bulgara ha infatti reso visita ai macedoni a Strumica, dove non ha concelebrato, ma ha parlato dal pulpito dopo la funzione dedicata ai Martiri della città. Il vescovo Sioni è stato ricevuto con ogni onore ed egli ha ricambiato con affetto la generosità dei macedoni. Sua eminenza Sioni è stato ricevuto in chiesa dal metropolita Naum e dal primo ministro della Macedonia, Zoran Zaev.


Il vescovo di Velichka presso la chiesa macedone

La divina liturgia in onore dei Quindici Martiri di Strumica ha visto la partecipazione di numerosi vescovi e sacerdoti della Chiesa di Macedonia, i quali hanno ringraziato il patriarca Neofit "per il suo amore e impegno verso la situazione della Chiesa Macedone di Ohrid".